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18° - Stava ormai...

di Silvio Lorenzi (01/11/2006 - 11:07)

...sfumando un’altra stagione e con lei anche l’amore che forte avevo sentito fino a quel momento per Elena. Non é una cosa che puoi decidere. Succede e basta. Una mattina ti svegli e non te ne frega più niente. Niente. Nulla. Ti guardi allo specchio e dici: - “Vaffanculo” e tutto svanisce. Non che sia cosi facile, perché non riesco neanche a contarle le volte che guardandomi allo specchio ho esclamato, vaffanculo.
Non funziona proprio cosi. Non basta dirselo in faccia. E’ un po’ quello che succede quando ti innamori. Sono due cose opposte ma con stesse modalità. Improvvise, questione di attimi, secondi, forse anche meno.
E cosi iniziò una mattina all’apparenza uguale alle altre. Uguale nel risveglio nella colazione ma diversa nello spirito. E quella parola cambia in un attimo tutto. Dopo esserti guardato allo specchio, esci dal bagno e la casa é invasa da dei colori che negli ultimi mesi avevi dimenticato. Quel monocromatico grigiore che avvolgeva ogni cosa, e soprattutto i ricordi vivi di lei, si trasformano in una primavera autunnale.
Vaffanculo non me ne frega più niente. L’amore che provavi per quel quella persona che non sa cosa sia il rispetto per il prossimo, muta in ricordo. Niente amore solo affetto. E non per lei ma per la nostra storia. E così quel caffè aveva quella mattina un sapore diverso come quelli squallidi biscotti inglesi Digestive, che non so neanche perché li compravo. Forse perché nel carrello della spesa facevano un po’ alternativo. Il vizio, forse, é lui quello che gestisce certe mie scelte. Soprattutto al supermercato. Il mio carrello é come se fosse programmato da un computer, sapeva già cosa avrebbe dovuto contenere. Sicuramente una bottiglia di Macallan, anche perché faceva un po’ scrittore maledetto. E tutto il resto. Olio extra vergine d’oliva del Trapanese, burro della provincia di Cremona, prosciutto crudo del Friuli, vino piemontese, pasta di Fara di S.Martino e cioccolata cento per cento cacao al peperoncino. E poi andavo alla cassa ed ogni volta avevo un mezzo tracollo. Era incredibile come ogni mese, nonostante tutto, riuscissi a togliermi i miei vizi più che dispendiosi, nonostante non potessi permettermelo. Avevo la capacità di spendere più di quanto guadagnassi e nonostante tutto rimanere sempre a galla. Non ho mai capito come facessi. Riuscivo addirittura a spendere dei soldi che ancora non avevo guadagnato. La finanza creativa, era quella che mi salvava. Cose da Guinness dei primati. Odiavo il risparmio fine a se stesso, e questo era intuibile.
Vaffanculo Elena, tu e il tuo amato PierFrancesco. L’unica persona che sotto i trentanni riesce a fumare due pacchetti al giorno di Marlboro Rosse, essere venticinque chili in sovrappeso e non aver ancora capito come ci si veste.
Uscii di casa con quel sorriso stampato in viso, lo stesso che avevo quando mi resi conto di essere innamorato di lei, anni prima. E chi mi conosceva bene si rese subito conto che qualcosa era cambiato in me.
Non valeva più la pena star male per quella li. Tanto di cappello per Elena medico era bravissima, ma come persona aveva perso ogni mio tipo di rispetto e questo credo l’avesse capito dopo tutte le cavolate che avevo fatto in quelle settimane. Ed erano tante. Ma tutte dettate dalla delusione e dall’incapacità di saper gestire la propria persona in quelle situazioni.

 

Foto - Adamo ed Eva - Olio su tela - Elena Ferrari 2004


 


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