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34° - Riconoscevo ai suoi piedi...

di Silvio Lorenzi (23/11/2006 - 10:54)

...quelle scarpe che avevamo comprato insieme a Torino, qualche mese prima. E mi ricordo come fosse ora, quel suo sorriso che sapeva di primavera, all’uscita da quel negozio. E su quelle scarpe, ci vidi scivolare la sua gonna nera. Li sentivo ansimare. Ancora uno di fronte all’altra. Immaginavo, le mani di lui che si facevano spazio tra le sue gambe, cercando quella eccitante assenza, mentre la sua bocca correva lungo il collo. Lei gli slacciò i pantaloni, che vidi anch’essi scendere fino ai piedi. Sentivo gli altri indumenti cadere sul letto. Mentre loro rimanendo ancora ritti e nudi come alberi in autunno, si spostarono contro l’armadio. A piccoli passi, vista la costrizione dei pantaloni e della gonna, alle caviglie. Li vedevo ora alla mia destra, contro l’armadio, premersi uno sull’altra. Nella mia testa, vedevo le mani di lei che lo sentivano crescere, mentre lui affondava le sue dita tra le gambe così lisce. La sentivo godere. Ma non volevo credere fossero gli stessi gemiti che negli ultimi anni avevo sentito, in ogni angolo di quella casa. Si girarono, era lui ora a rimanere spalle all’armadio e lei si liberò della gonna che le impediva i movimenti e con quella vidi andar via anche il suo perizoma. La vidi scendere piano, fino a sentir aumentare il respiro di lui. Ora la vedevo piegata sulle gambe. Quegli impulsi confusi nella mia testa, figuravano benissimo cosa stesse facendo. Si fermò dopo pochi secondi, perché lui le disse di smettere. Passarono sul letto. Vidi le doghe piegarsi verso di me. Lasciandomi ancora meno spazio, lì sotto. Intanto vedevo le mani di lui che restando seduto sul letto si toglieva le scarpe, potendosi cosi sfilare i pantaloni. A quel punto erano nudi sopra di me. Divisi da quello che stava diventando il materasso della vergogna. “Ti voglio” disse lei. “Ti amo” rispose a lui. Immagino a quel punto lui fosse già sopra di lei. Il materasso, iniziò ad allontanarsi e avvicinarsi con regolarità al mio viso. Li sentivo godere. Volevo finisse, tutto e subito, non li potevo sentire così. E neanche a chiederlo, tutto finì. Il movimento sussultorio si interruppe ed io potevo tornare ad avere tutto il mio spazio lì sotto. “Scusami amore” disse lui. Lei: non preoccuparti é stato bello”. Peccato io non abbia sentito lei. Che schifo. Me lo immaginavo sopra di lei tutto sudaticcio, maleodorante come uno spogliatoio dopo una partita di calcio e mezzo grasso. Se non tutto.
Rimasero fermi a ripetersi quanto stavano bene insieme e da quanto tempo non provassero un tale sentimento per un’altra persona. Una storia già sentita.


 

FOTO - Madonna - Olio su tela - 100 x 80 - Elena Ferrari 2004

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