Dicembre 2006

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44° - Mi dividevo tra...

di Silvio Lorenzi (07/12/2006 - 12:40)

...i clienti e il cellulare, silente come non lo era mai stato. Driiin…
- Asdrubale, puoi venire un attimo nel mio ufficio? Un minuto e arrivo, direttrice. Che palle. Sono qui che penso a Paola e quell’altra mi chiama. Pensai. Mi alzai e raggiunsi la direttrice nel suo ufficio. - Buongiorno Asdrubale, come stai? – Beh, non c’è male. Diciamo abbastanza bene. – Ah, come mai abbastanza, c’è qualcosa che non va? Cazzo la curiosità è proprio donna allora. Pensai.
– No, così, sono abituato a dire abbastanza. Dire bene mi sembra sempre un po’ esoso. – Eh, non sei mai contento tu, vero? Che cavolo, era una psicologa? Mancavano solo un bel lettino e un paio di domande in più. - Va beh, mi dica? – No è che, Asdrubale, stavo guardando un po’ i tuoi ultimi contratti… - Eh, c’è qualcosa che non va? Mi sembra vada bene, nonostante il periodo. - No, sì, sì, vanno bene, porti sempre dei buoni risultati. E’ che, guardando meglio le schede dei clienti, tu potresti spingerli a chiedere somme più alte. Del resto sono tutte persone con un lavoro fisso. – Lo so, se no, non concederemmo loro un prestito. - No, voglio dire, che possono permettersi qualche soldo in più.  - Ma così aumentiamo il rischio di non farci pagare. – Ma vah, a noi i soldi in un modo o nell’ altro arrivano sempre, non preoccuparti. – Si ma a questa gente deve pur rimanere qualcosa in tasca. – E io soldi glieli diamo noi. Loro ti chiedono dieci mila euro e tu spingi per quindicimila. Il credito al consumo è il futuro. La gente si sta abituando ad indebitarsi. – Si lo so che è il mio lavoro, ma io molte volte non me la sento di chiedere il pagamento di rate più alte di quanto si possano permettere. La gente si indebita per pagare altri debiti. – E’ li che volevo arrivare. E’ la quadratura del cerchio. Il debito procura debito, e via che l’agenzia decolla. E poi le più grosse aziende ci vivono, indebitandosi. – Allora che dici Asdrubale, ce la possiamo fare. – Ci proviamo. – Ora torna di la. Ma che cavolo di lavoro facevo? Io ero la banca ed anche il rapinatore.
Avrei dovuto arricchire la gente con una ricchezza non sonante. Fatta di parole in ordine perfetto, una in fila all’altra. Avrei dovuto mollare tutto e scappare da qualche parte con la mia Royal. Ed invece rimanevo lì sulla mia scrivania ad aspettare il prossimo cliente e a pensare a Paola. Chissà cosa stava facendo. Non un pensiero per il povero Asdrubale rapinatore.

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26° - Degnai della mia presenza...

di Silvio Lorenzi (13/11/2006 - 11:22)

...il bar del albergo. Era mezzo vuoto. Mentre l’altra metà era riempita dal solito Antonio, più pieno d’alcol di quanto non lo fosse tutto il bar. Lui si che era un vero professionista. Riuscivo quasi a stimarlo per quello. E poi in qualche modo prima o poi ci saremmo ritrovati in anonima stanza arredata di sole sedie disposte a cerchio, con lui che inaugurava le serate. – Ciao sono Antonio ed anch’io sono alcolizzato. La consapevolezza. Era quella che mancava a me. Ma prima o poi sarebbe arrivata.
– E tu piccolo Asdrubale, cosa vuoi fare da grande? – Lo scrittore maestra. Ed invece eccomi qui a mangiare una cotoletta poco prima che la notte si mangi me. E prima della notte era l’alcol che mi portava via pezzi di cervello a morsi. Ma era ora di darsi una svegliata. Di battere seriamente le dita su quella vecchia Royal che fino a qualche settimana prima teneva sveglio metà di quel vuoto albergo. Ma nulla che veramente valesse la pena di essere riletto. Scrivi Asrubale, scappa Asrubale, scrivi. Scappa dalla realtà con quelle parole che ben in ordine sapevi mettere su quei fogli bianchi. Eri li per fuggire, leggere, scrivere. Ed invece guarda come sei ridotto. Non hai una sola idea per finire “L’albero dalle ciliegie azzurre”. Sempre li incompiuto. Come la maggior parte delle cose, che dalla tua testa si materializzano su quei fogli che tieni in ordine sulla scrivania. Hai toccato il fondo ed è ora di riemergere.


FOTO - Paesaggio - Ecoline su carta - 16.5 x 23.5 -  Elena Ferrari 2004

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