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81° - Il letto era

di Silvio Lorenzi (14/02/2007 - 11:02)

...immobile, così come lo ero io, lì sotto. Mentre le loro voci iniziavano a tessere discorsi di zucchero filato. Una pistola, ecco cosa mi ci voleva. Una bella pistola calibro qualcosa, per regalare alla stampa un bel caso di cronaca locale: “Due giovani ragazzi uccisi a colpi di pistola nel proprio letto. Si segue la pista dell’ex fidanzato” Ma non valeva la pena fare la parte dello sfigato che non accetta il cambiamento. Mi avrebbero trovato subito. Dove andavo? Nel solito sud america risolutore dei dubbi degli omicida europei? Non avevo i soldi neanche per piangere. E poi, troppo ovvia la cosa dell’omicidio. Era meglio fare finta di niente. Aspettare che il sonno abbia la meglio sui loro occhi e sgattaiolare fuori di lì. Ma Morfeo non fu clemente con me. Neanche un regalino. Mi lasciò li sotto almeno un’ora. Un’ora di edulcorismi fuori misura e nomi di bambini vari ed eventuali che andavano da Ada fino ad arrivare a Zeno. Come crocifisso sotto quel letto, mi ascoltavo quei discorsi da coppia illusa dall’amore di cartone. Fino a che l’unico rumore nella stanza fu il silenzio. E io, con leggiadria circense, scivolai fuori dalla lana grigia che per un indefinibile sequenza di minuti mi tenne compagnia sotto al letto. Ero un impasto di sudore e polvere che stava cuocendo al calore di quel forno chiamato Milano. Uscii dalla stanza come avrebbe fatto gatto Silvestro, diventando tutt’uno con pareti e pavimenti. E come se fossi solo, mi fermai in cucina, davanti al frigo. Mi presi una bottiglia di birra, la stappai e ci tirai un sorso. Con la bottiglia in mano me ne andai dalla porta principale, lasciandola spalancata alle mie spalle. La birra la finii scendendo le scale e la bottiglia gliela lasciai come ricordo davanti al portone. Recuperai la macchina e me ne tornai a casa con un sorriso capovolto.

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