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13° - Rientravo nella statistica...

di Silvio Lorenzi (25/10/2006 - 10:46)

...di quelli che non arrivano alla laurea. Ma ancora poco e ci sarei uscito da quel giro di statistiche per giovani, perché quando compi trentanni ti fanno fuori anche da quelle. E così la dicitura diventa: I GIOVANI TRA I 15 ANNI E I 29 ANNI…
Comunque in qualche modo lasciano aperta un minimo di speranza. Perché  vuol dire che esistono altri tipi di giovani. I giovani tra i 30 anni e i…?
La mia vita era un po’ come il mio leggere libri. Non riuscivo mai a leggere un libro per volta perché arrivato a metà di uno mi veniva voglia di iniziarne un altro ed un altro ancora e cosi quasi le trame si mischiavano. E se i tre libri erano tre capolavori quello che leggevo io era stupendo. Era appunto un capolavoro alla terza. Ho letto tantissimo in quest’ultimo anno. Ho recuperato il tempo perso in questi ultimi tre anni. Meno di un libro al mese. Pessimo. Ora almeno uno alla settimana. L’essere fidanzato in qualche modo non mi lasciava lo spazio per le cose che mi piacevano veramente. Lo scrivere poi lungi da me. Elena non ha mai creduto in me. Leggeva le mie cose e rideva. E non apprezzava mai ciò che leggevo io. Se leggevo i libri di storia mi diceva che avrei dovuto leggere un romanzo ogni tanto. Se leggevo un romanzo dovevo leggere il giornale. Se leggevo il giornale un bel libro di storia non mi avrebbe fatto male. Ogni tanto poi appariva all’improvviso con quei fogli in mano per cercar di capire se le cose che scrivevo erano vere. Ma lei era troppo razionale. Non poteva credere che una persona potesse inventare una storia di sana pianta, soprattutto se quella persona ero io. Una cosa che sembra reale ma che non lo é.
Odiavo poi quella sua domanda. Ogni tanto entrava in crisi. E sparava sempre quella frase. Poteva chiedermi tutto. Ma non farmi una domanda a cui non avevo risposta e lo sapeva. Ma credo lo facesse apposta. Lei medico e donna di certezze con una vita calcolata nei minimi dettagli e nulla lasciato al caso. Che palle.
E cosi a metà giugno rieccola all’attacco.
-“ Ma tu nella vita cosa vuoi fare?” Ma vi sembra una domanda da fare ad un uomo o meglio ragazzo di ventinove anni? Come si fa a rispondere ad una domanda del genere. Non è una domanda, è una tortura. Ma io dico, per forza dovevo sapere in quel momento, ciò che avrei voluto fare tra dieci anni. No. In realtà odiavo quella domanda perché già me la facevo tutti i giorni da solo. Figuriamoci sentirsela ripetere in tono polemico. E poi non vado bene così. Per forza uno nella vita deve fare il medico, l’avvocato o l’ingegnere. Forse con uno come me alle sue cene non faceva poi una gran figura pensava. Ma cosa ne sapevano i commensali di Nietzsche, di Hofmannsthal, di Dostoevskij
, di Rimbaud . Erano solo capaci di commentare, facendo solo tanta scena, le notizie degli ultimi giorni. O parlare di politica senza conoscere la storia. Ma lasciamoli parlare.

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