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008 - L'amante della mia...

di Silvio Lorenzi (28/11/2007 - 13:12)


...ultima ex fidanzata, in una lettera, una volta scrisse, "tra poco compio 29 anni e sto entrando nell'ultimo anno di giovinezza". Beh, io in quell’ultimo anno di giovinezza, purtroppo, c'ero già da qualche mese, ma non mi sentivo poi così vecchio. Le prime rughe iniziavano a farsi spazio intorno agli occhi, ma non in modo evidente. E come definire i miei amici entrati nell'anno della predicazione? Loro si che sarebbero stati non più giovani. E quelli entrati negli anta? Ma, del resto, di come si sentissero gli altri non mi interessava poi così tanto. Avevo quasi trent’anni, ma era tutto da rifare, come se fossi un cascinale diroccato in mezzo ad una estesa campagna. Quasi perso ma non del tutto. La struttura portante resisteva ancora. C’erano i pavimenti da sistemare, l’intonaco, gli infissi e una serie infinita di particolari. Tipo una laurea al novantacinque per cento, un lavoro non ben definito o forse troppo definito, una fidanzata che la mattina mi ama e la sera mi lascia per un altro, un'amante che ama me ma io non lei, una passione per lo scrivere ma che in pochi comprendono senza sorridere, molte idee, pochi amici ma tanti conoscenti, un buon successo con le donne sbagliate, ed uno appena sufficiente con quelle giuste, una piccola macchina e una grande casa in una bella zona di Milano, in cui corro la sera per non sentirmi vecchio. Vorrei cambiare città ma non lo faccio, vorrei dare una svolta al mio lavoro in banca ma non lo faccio, vorrei cambiare nome ma non lo faccio, vorrei chiudere il rapporto con la mia amante ma non lo faccio, ed in tutte queste indecisioni non avrei voluto cambiare fidanzata ma lei ha cambiato me con un altro. Quando da ragazzino vedevo quelli di ventinove anni mi sembravano tutti grandissimi, persone serie e mature, con un lavoro sicuro, una casa di proprietà, una bella macchina, un hobby per passare il weekend e non vedere la suocera,  fidanzati con una ragazza di cinquanta chili e sposati con una moglie di ottanta. Non so che parametri usano quelli più vecchi di me per definire giovane una persona, fatto sta che per me, tutti quelli che non si ricordano i mondiali di calcio del 1982 sono dei ragazzini.

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64° - I giorni trascorsi al lago...

di Silvio Lorenzi (16/01/2007 - 02:42)

...diventarono settimane e le settimane, mesi. Fino a che i mesi diventarono due. Tanto ci misi a mettere l’ultimo punto a L’albero dalle ciliegie azzurre. E con il punto finale, arrivò anche la consapevolezza che quello non era niente più di un romanzetto di serie b. Probabilmente non valeva neanche lo sforzo di cercare un editore votato alla beneficenza. Sessanta giorni di illusione. L’illusione di sentirsi scrittore. Ma avevo preso solo la parte maledetta della professione. Forse, il mio posto era lì comunque. Avrei preso il testimone della Contessa Luigia o quello del ben più fantasioso Antonio. Me ne sarei rimasto al bar a raccontare una vita non vissuta, ma immaginata. Ora che il libro era concluso, era finito anche il gioco. Non c’era neanche più il gusto di bere. Di creare quel apparente disordine creativo all’interno della stanza. Era finito tutto. E tra poco sarebbe finita anche la mia giovinezza. La primavera stava anticipando il passaggio di consegne. E il profumo del sole sembrava poter coprire l'olezzo dell’illusione. La luce si faceva spazio tra i miei capelli, come ad illuminare quella mia testa buia. Non c’era più neanche Carlo a rincuorarmi. A dirmi che ciò che stavo facendo era cosa buona e giusta. A leggere le parole scritte su quegli infiniti fogli al di là di quel letto che per ore abbracciava il mio corpo. Un ultimo anno di giovinezza passato a scappare. A scappare da me stesso. Dall’indifferenza di Elena, dagli abbracci di Mariarita, dalla delusione di Paola, dalla tentazione con le sembianze di una bionda. Dalla mia famiglia che correva in cinque direzioni differenti. Dallo stato di etraneazione progressiva dal mio lavoro. E da tutto il resto. Forse la vera fuga sarebbe stato il ritorno. Ma non ero ancora pronto. Mancavano pochi giorni al mio compleanno. La svolta doveva arrivare prima dei trentanni. Prima della fine di tutto. Prima della convinzione di non aver concluso poi molto, se non niente. Era come preparare Analisi due in dieci giorni. Buttarsi, nell’estremo tentativo di non andare fuori corso. Così, dopo due giorni passati a guardare il soffitto, con in corpo la giusta dose d’alcol che mi permetteva di amplificare la mia immaginazione, decisi che era ora di provare. Avevo concluso il mio lavoro, ma non del tutto. Dovevo impacchettarlo per bene e dopo averne fatte alcune copie, riprendere il mio lavoro di "appiccicatore" di francobolli. Anche se pessimo, era pur sempre un libro. Il mio. Trecento pagine e quaranta bottiglie o qualcosa di più. Indossai le prime due cose che trovai accatastate sulla sedia e mi infilai in tasca la banconota più grossa che avevo, barattandola poi con dei francobolli e delle buste gialle.
Ritornai in camera, infilai il manoscritto in una delle buste gialle, presi un’altra bella banconota e passai mezzo pomeriggio davanti ad una fotocopiatrice. Con il sorriso di chi sta facendo la cosa giusta, restituii la mia persona, carica di copie, alla mia stanza.  Passai ore a leccare i francobolli e a scrivere le lettere che avrebbero accompagnato il mio manoscritto nel percorso verso la speranza. Persi la cognizione del tempo e con esso anche l’appetito. Alle quattro di notte avevo finito. Ora il mio libro erano una serie di pacchi che occupavano tutto il letto. Agguantai una bottiglia di whisky, ne lasciai scivolare dentro me parte del contenuto e mi addormentai, stremato, sopra quel letto di fogli, di alberi dalle ciliegie azzurre.

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8° - E' mattina...

di Silvio Lorenzi (18/10/2006 - 10:58)

...ed inizia la gara per farti gli auguri di compleanno. E tutti devono per forza farti capire che gli anni passano anche per te. Il cellulare inizia a vibrare o a suonare per i messaggi d'auguri. Perché la gente, ormai non parla più, scrive in modo contratto e basta. Gli auguri si risolvono in centosessanta caratteri che bisogna saper sfruttare al meglio. Comunque diventa cmq, perché si riduce ad una ics con l'accento e l'italiano si traduce in inglese perché occupa meno spazio. Poi il cellulare squilla ancora e arrivano gli auguri da persone di cui a fatica ricordi il nome. Loro si ricordano di te, ma tu non di loro. Poi arriva il messaggio di quella ragazza che senti solo per il tuo compleanno, e ogni volta ti chiedi "che senso ha". La tua ragazza, che una volta metteva la sveglia per essere la prima a chiamarti, ora si fa viva a metà giornata per capire dove andrete a cena quella sera. Poi arrivano gli auguri degli amici veri, che fortunatamente sono pochi perché sarebbero troppo difficili da gestire. E poi, arriva lei, la mia ex ex ex fidanzata, che dopo parecchio tempo, si fa sentire per il mio ventinovesimo compleanno. Mi chiama per farmi gli auguri e dopo cinque minuti d'aria fritta, mi dice che è in un periodo di forte crisi, perché non sa come lasciare il suo fidanzato. Mi dice che non lo ama più o forse non l'ha mai amato. Mi elenca un così alto numero di difetti che mai io avrei trovato in una persona. La cosa più divertente, però, era che lei veniva da me a cercar conforto dopo che qualche anno prima mia aveva lasciato a malo modo proprio per lui. Così dopo anni ho avuto la rivincita. Alla fine tornano sempre. Le dici che la incontreresti volentieri nei prossimi giorni, per parlare un pò e raccontarci la vita. Ma in fondo non vedo, vedi, l'ora di portartela a letto per rinverdire alcuni momenti. E poi mi rendo, ti rendi conto d'essere fidanzato con un'altra e così il pensiero sfuma in un attimo. Ora nella mia vita c'è un'altra persona.

Decido, decidi, di vederla lo stesso, la curiosità non è solo donna in fondo. Bevo, bevi qualcosa insieme a lei in un bel locale, accenno, accenni a pagare per tutti e due per vedere la sua reazione, ma lei non aspettava altro, quella scroccona. Mi rendo, ti rendi conto che quando stavi con lei quella cosa alcolica che ho, hai ordinato, non sapevo, sapevi cosa fosse, ora la bevo, la bevi come fosse acqua. Lei è sempre una bella ragazza, e anch'io non sono male in fondo. Io le parlo di cinema, libri, progetti e  idee e lei di com'è vestita quella dietro di me, dei suoi capelli, dell auto nuova comprata dal papi e dalle vacanze lunghe due mesi che si farà d'estate. E a quel punto inizia chiederti cosa ci fai li e chi è quella che hai davanti. Ci sono stato insieme un paio d'anni ma ci deve essere stato uno sbaglio. E così capisci che non è poi così male avere ventinove anni.

 

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7° - Il mio ultimo...

di Silvio Lorenzi (17/10/2006 - 12:42)

...anno di giovinezza inizia i primi di giugno. E più passa il tempo e più svanisce la voglia di festeggiare il compleanno. A dodici anni non vedi l'ora d'averne quattordici per comprare il tuo primo motorino, a quattordici sedici per avere la tua prima moto, a sedici diciotto per guidare la tua prima macchina, a diciotto ventuno per sentire confermata la tua maggiore età. A ventuno, ne vorresti avere venticinque per andare con le ragazze di ventotto, a ventotto ventuno per andare con quelle di diciotto. A ventinove capisci che è ora di smettere di compiere gli anni in modo così frequente. Ma un altro anno passa.

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