36° - La contessa...
...distolse gli occhi da me, per concentrarsi nel trangugiare il suo bicchiere di Manhattan.
- Sa, lei è un tipo curioso. Disse. Tutto solo per settimane, qui in questo paese che tra poco sarà divorato dai turisti. Per provare a fare lo scrittore. Che poi scusi eh, non sarà mica un lavoro, mettere in ordine delle parole su di un foglio bianco. – Beh, lei ha ragione, tutti sono capaci di scrivere delle note su un pentagramma, ma quanti le sanno mettere nel giusto ordine? – Si va beh, ma che lavoro è?! - Un lavoro come un altro. Tu riempi di parole dei fogli bianchi e qualcuno ti paga per questo. - Si, ma a quanto sembra ancora nessuno ha pagato le sue parole. Non è che lei non è capace? E lo fa solo per sentirsi artista?! - Forse sì, un po’ come lei si fa chiamare contessa, per sembrare nobile. Il suo viso a quel punto fece trasparire tante più rughe di quante già non se ne vedessero. - Probabilmente non ne sono capace, però almeno ci provo. Sa, la mia ultima fidanzata mi ha insegnato che se uno vuole veramente una cosa la ottiene. Bisogna solo volerlo. E così scrivo. – E che fine ha fatto questa ragazza? – Ora gioca a fare la fidanzata di un giornalista. Credo. Visto che non la sento da mesi.
È finita un po’ male tra noi. – Eh, il giornalista ha sempre il suo fascino. – Cosa? – Sì ha capito. Sono fascinosi. A me piace un sacco quello della televisione, come, come si chiama…? - Beh, le assicuro che quello di cui sto parlando, non è un belloccio brizzolato sui quarantacinque. E poi guardi, lasci perdere i giornalisti. Quello sì che non è un lavoro. – Ma come, quelli che vedo io alla televisione sono tutti così bravi. – Guardi, meglio fare il giornalista che lavorare, quello sì. Il settanta per cento di loro ricopia e riscrive cose scritte da loro colleghi bravi. Un venti per cento legge ed interpreta cose scritte da chi giornalista non è. E il rimanente dieci, è fatto da Giornalisti, compresi quelli veramente bravi, che purtroppo vengono fatti fuori. Nella vita, quando non sai cosa fare, o fai l’ufologo o fai il giornalista. Se no, non si spiegherebbe perché in Italia ce ne sia uno per ogni trenta persone. E quindi, è probabile che questo hotel stanotte ne ospiti almeno uno.
16° - Quando ci amavamo...
...parlavamo un sacco. Un po’ come faceva lei quest’estate al telefono ogni notte con lui. Il fantastico giornalista. Che palle. Poi lui le scriveva i messaggi. Ciao amore hai sentito cos’ha detto il min. Castelli é un pazzo. Ti amo a dopo chiamami il prima possibile, mi manchi sono già 5 min ke nn sento la tua voce. Ciao cucciolo?! Cucciolo ma c’hai trent'anni. E poi che cazzo se ne frega del ministro Castelli se il problema é che ho voglia di sentirti. Siamo in un isola sperduta io e lei, non leggiamo un giornale da una settimana che cavolo vuoi che abbia sentito quella stronza del tuo cucciolo. E poi basta scrivere i messaggi in forma contratta come i ragazzini. Va beh lasciamo perdere.
Dicevo: “tu nella vita che vuoi fare”. E qual è la risposta giusta? Uno se la sapesse con certezza risponderebbe subito, questo o quello. Ed invece così dei star li a far discorsi lunghi ed inutili per giustificare a lei e a te stesso il fatto che non c’é nulla di chiaro nella tua mente rispetto al tuo futuro. E devi farcire le tue frasi con qualcosa che sembri in qualche modo sensato. Un discordo che fila diciamo. Sapevo bene che sarebbe stato qualcosa che mi avrebbe impegnato mentalmente, qualcosa di creativo. Ma che capacità avevo sviluppato in quegli anni per dare vita a quel futuro “artistico”.
E la conclusione di tutto quel discorso fu:
-“Sai Elena in fondo io credo di voler fare quello che sto… facendo. La banca é grande ed un giorno potrei essere un direttore di filiale, basta impegnarsi. Credo di avere le capacità.
- Ah va beh se ti va bene cosi sono contenta per te, ma fino ad un mese fa a momenti ti volevi licenziare da un giorno all’altro perché dicevi che non era il lavoro che volevi. Ah cazzo é vero! Dissi tra me e me.
– No, ma sai c’ho pensato bene, era solo un momento no, capita. Non era per niente convinta del resto non lo ero neanche io. A volte avevo quella fantastica capacità di saper mentire a me stesso. Avrei cambiato lavoro da un giorno all’altro. Ma li dov’ero mi pagavano bene e non avrei avuto facilmente lo stesso trattamento altrove. E poi oltre la banca e quel lavoretto in radio di cosa ero capace? E cosi rimanevo li solo per soldi. Anche se, chissà perché, non mi bastavano mai.



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