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Marzo 2007

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90° - Il viaggio verso...

di Silvio Lorenzi (01/03/2007 - 14:47)

...il locale di Pistone era diviso tra l’ascoltare le parole di vendetta di Gianluca e il sentire la mia faccia cambiare in quella di Elephant man. – Sei sicuro che non vuoi andare all’ospedale? Non è che hai il naso rotto? – Ma va, Gianluca non preoccuparti e tutto a posto. Certo non morirò per un po’ di gonfiore. – Cazzo, alla faccia del gonfiore, ancora un po’ e sembri Moira Orfei. Sei inguardabile. – Il solito esagerato. Arrivammo da Pistone e Gianluca, da buon milanese, non si fece nessuno scrupolo a lasciare la macchina parcheggiata sul passo carraio che c’era a pochi metri dal locale. Non era ancora l’ora dell’aperitivo e all’interno non c’era nessuno, se non Pistone e il cingalese che gli dava una mano. Tutti intenti a sistemare quelle quattro cose standard e indigeribili da servire con l’aperitivo. – Asdrubale che cavolo hai fatto? Disse Pistone vedendomi entrare. – Niente, ho preso la metropolitana al volo per venire da te. – Ma che cazzo dici. Vieni qui che ti do un po’ di ghiaccio. E siediti, fammi il piacere. Pistone si chinò dietro al bancone e ne uscì con un sacchetto pieno di ghiaccio. Mi si avvicinò e mi posò con estrema attenzione il sacchetto al viso. – Gianluca, ma che cavolo è successo? – Ma niente, è che lui gode a star male. – Niente Pistone, dovevo due pugni ad uno. Pistone fece un passo indietro roteando le braccia. – Ah beh, allora tutto a posto. I debiti vanno pagati. – No, è che oggi è la giornata delle tre P. Disse Gianluca. – E che cazzo vuol dire? Esclamò Pistone guardandomi senza capire. – Semplicemente che stanotte (P)aola mi ha lasciato. – Ti ha lasciato? – In banca mi hanno (P)romosso e il fratello di Mariarita per concludere la giornata mi ha regalato due (P)ugni in faccia. Era per alternare una cosa positiva a una negativa. – Ma chi è il fratello di Mariarita? Alberto, Alessandro come cavolo si chiama… Alessio. E’ venuto qui con lei qualche volta e mi sembrava proprio una testa di cazzo. Il ghiaccio intanto mi stava paralizzando il cervello. E me ne rimanevo fermo e seduto a sentire quei due scambiarsi le più improbabili opinioni sull’accaduto. Io in fondo stavo bene così. Anzi, forse un terzo pugno sarebbe stato il giusto coronamento di una giornata di merda. Dopo che Paola mi aveva mollato non ci trovavo nulla di buono neanche nella promozione a vice-direttore. L’unico lato positivo, era che con il nuovo stipendio avrei avuto più soldi da spendere in Moijto. E iniziai subito. E quando del terzo bicchiere non rimase che lo zucchero sul fondo, Gianluca mi prese e mi portò a casa. Fuori, intanto, da qualche minuto, c’era un tipo che si ostinava far suonare il clacson della propria auto in tutta la piazza. Aspettava con ansia che qualcuno uscisse per far valere le proprie ragioni. La macchina di Gianluca bloccava il passaggio. Ma i due pugni che mi portavo in giro lo misero a tacere. Salii in casa e mi impossessai del divano, dove ci passai la notte rigirandomi come una cotoletta.

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