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82° - La mia espressione...

di Silvio Lorenzi (15/02/2007 - 11:35)

...cambiò solo quando vidi sotto casa mia Mariarita. Era lì, tutta sola, che mi aspettava. Non mi ricordo che ora fosse, ma solo che in giro c’era poca gente. E lei passeggiava avanti e indietro davanti al portone. Parcheggiai la macchina e rimasi fermo e nascosto a guardarla. Continuava a stare lì. Dividendo il suo sguardo tra l’orizzonte urbanistico, le finestre e il mio portone. Con il viso di chi non ha intenzione di andarsene. Era inutile cercare una scappatoia. A casa ci dovevo tornare. Camminai lungo il marciapiede, facendo finta di notarla solo negli ultimi metri. Il suo viso, nel vedermi, si illuminò. Mentre il sorriso tagliava la faccia per tutta la sua larghezza. Finsi sorpresa. E lei mi saltò in braccio come avrebbe fatto un bimbo. Sentivo le sue gambe stringersi intorno al mio bacino. – Ciao Rita, che ci fai qui a quest’ora? – Ti stavo aspettando. – E perché, che cosa succede? – Niente, ho solo voglia di vederti. Io continuavo a parlarle, mentre lei si stringeva sempre di più a me, regalando un bacio ad ogni centimetro del mio viso. – Cavoli Rita, ti ho sempre detto di mandarmi un messaggio o chiamarmi prima di farti viva da queste parti. Se ci becca Elena? Lei si staccò e rimase immobile di fronte a me. Aspettando, una risposta. – Ma non vi siete lasciati? Il suo viso, nell’attesa, cambiò come il giorno nella notte. – Sì, ci siamo lasciati, ma tu non sai come vanno le cose. Mi dovevi chiamare. – Ma io ti ho chiamato almeno dieci volte, ma tu hai il cellulare spento. E’ vero. Il cellulare l’avevo spento prima di fare il ladro in casa di Elena. Chissà se li avevano già trovati morti? Stavano solo dormendo vicini l’uno all’altra, con la porta spalancata su una Milano accaldata. Di fronte a Mariarita mi sentivo come un bambino che ha rubato un vasetto di Nutella. Come se il suo sguardo potesse leggere sul mio viso ciò che avevo fatto. – Sì, scusami, ho il cellulare scarico. – Ma dove sei stato, sei tutto sporco? – In giro con degli amici. – Ma non ti sembra tardi per passare a trovarmi? – Beh non c’è un orario in cui venirti a trovare. Ne avevo voglia e sono venuta. Io invece avevo solo voglia di farmi una doccia, aprire una bottiglia di whisky e sedermi sul terrazzo a pensare. Piano piano cancellare i pensieri a suon di bicchieri e lasciarmi andare inerme sul letto. Ma forse faceva un po’ troppo caldo per il whisky e quindi optai per qualcos’altro. – Dai, saliamo che io mi faccio una doccia e tu ti bevi qualcosa di fresco. Il suo sorriso lasciò trasparire incredulità per il mio invito. – Apri il frigo e prendi quello che vuoi, le dissi lungo il corridoio verso il bagno. –Io intanto mi faccio una doccia veloce. Accendi pure la tele. Seminai i vestiti sul pavimento come avevo visto fare ad Elena e Pierfrancesco. E mi gettai sotto la doccia gelata, come a voler cancellare dalla mia mente quell’ immagine sporca, quanto la polvere che avevo respirato.

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