Novembre 2006

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37° - Nel frattempo...

di Silvio Lorenzi (28/11/2006 - 11:11)

...la mia ormai famosa cotoletta era un blocco di ghiaccio. – Se non le dispiace ora mangio qualcosa, ne ho proprio bisogno. – Ah sì, scusi. – Lei intanto vada a far compagnia ad Antonio, al bancone. Io tra un po’ vi raggiungo.
Ci mancava solo la contessa. Ne avevo la camera piena, di dubbi. Le domande che mi aveva fatto, io me le ripetevo ogni qualvolta ricevevo una lettera. Ma sarò in grado di scrivere qualcosa di sensato? Mangia Asdrubale, mangia, non ci pensare. Pensa a qualcosa di bello. La mia coscienza mi parlava, preoccupandosi per me. Alzai gli occhi dal piatto. E intorno a me, nessuna musa ispiratrice. Solo Antonio e la Contessa al bancone che, neanche a dirlo, si facevamo versare da bere dall’ormai abituato barista cingalese. Il resto del locale era occupato da una coppia di tedeschi che sorseggiavano un caffè. Che tristezza. E poi questo arredamento finto-bello, mi dava quasi il volta stomaco. Meno male che avevo già dato da quel punto di vista. Erano quelle cose, nuove negli anni ottanta, che nel momento in cui venivano prodotte erano già vecchie, con quei colori celeste e rosa, che andavano bene giusto per i tedeschi. Una cosa bella c’era, da quelle parti. Le due russe, incontrate qualche settimana prima al locale consigliatomi da Antonio. Il sesso ormai, l’avevo dimenticato. La libido se l’era mangiata la solitudine o meglio l’alcol. Quasi quasi stasera… Ma dove volevo andare, il fantoccio di Asdrubale aveva giusto la forza di mangiare qualcosa.
- Tieni Asdru.. – Grazie Carlo. Era tornato con un piatto pieno di frutta. Aveva preparato tutto con molta cura, neanche fossi il suo fidanzato. – Uhè Carlo non è che mi nascondi qualcosa e tra qualche giorno mi dici che sei innamorato di me? Con il sorriso di un amico mi rispose. – Mi preoccupo solo di te, come si fa con un cliente-amico. – Scusami per prima. – Non preoccuparti. Basta che non ti fai trovare in quelle condizioni un’altra volta. – Grazie Carlo. Tu si che mi vuoi bene. Mi hai fatto venire in mente Mariarita. – E chi è questa adesso? E’ stata la mia amante quando stavo con Elena. E’ una ragazza molto intelligente e bella. Lei mi ha amato veramente e forse mi ama ancora. Intanto Carlo si era seduto al mio tavolo. – Ed ora che fine ha fatto? Beh, credo sia sempre li a Milano. Mi sa che si è anche laureata da poco. Mi dava l’amore che Elena aveva smesso di darmi negli ultimi mesi. Se ci penso, adesso vorrei chiamarla e chiederle scusa. – Scusa di cosa? Di come l’ho trattata. L’ho capito solo dopo, quanto mi amasse. Ha le mani più belle che io abbia mai visto. – Le mani? – Sì le mani, stupende. Suonava il pianoforte, ma non l’ho mai voluta sentire suonare. – E perché? – Perché me ne sarei innamorato.

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