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Febbraio 2007

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78° - Mi ritrovai a...

di Silvio Lorenzi (07/02/2007 - 11:44)

...far con Paola quello che non ero riuscito a fare con Elena: convivere. E successe tutto con estrema naturalezza, come se fosse un passaggio obbligato nel nostro rapporto.  La convivenza, non fu mai argomento di discussione. Successe e basta. Pochi mesi di frequentazioni bastarono per farci capire che la strada da percorrere era quella. Finalmente non dovevamo attraversare due regioni per poterci godere quei momenti insieme. L’austrada non mi avrebbe più riaccompagnato a casa dopo aver assaporato Paola. Ora era lì, vicino a me. Quello che Pierfrancesco mi aveva tolto, Pierfrancesco mi aveva ridato. Come se, inconsciamente, si sentisse in debito con me. Io gli regalai Elena e lui mi restituì Paola. Quasi fosse un baratto. Paola, da mesi, aspettava l’occasione giusta per lasciare Bologna e venire a Milano. E non per me. Perché quel suo trasferimento era già deciso da mesi. Cercava di fuggire dal ricordo di lui e lungo il percorso trovò me. Io invece ero rimasto fermo come uno scoglio. In attesa che il mare intorno me cambiasse qualcosa. Ma il momento della fuga sarebbe arrivato anche per me. Intanto mi godevo quel amore che solo Mariarita aveva saputo darmi. Non avevo più bisogno di amanti ora che c’era Paola. Mariarita per me non esisteva più.  Non una sola risposta alle sue chiamate, ai messaggi, alle lettere. Basta, nulla, per lei Asdrubale non c’era più. E smisi anche di andare a fare colazione da Mario. Le mie mattine ore erano per Paola. Era come aver tirato su un muro. Il passato al di là e il presente al di qua.

Continuavo a lavorare, con il pensiero fisso di lei nella mia testa. Pensavo al vino per la serata, ai sui sorrisi, alla voglia che avevo di far l’amore con lei. La giornata sembrava non finire. Me ne stavo lì, con i miei clienti, mentre la mia testa era altrove. Avrei voluto scappare ma ora dovevo tenermi stretto quel lavoro galeotto. La banca chiuse, ma noi rimanemmo dentro e continuammo il nostro lavoro. Era lunedì, la giornata lavorativa più lunga della settimana. Era come se la mia sedia avesse due braccia che mi tenevano prigioniero. Ma finalmente l’immaginaria campanella suonò e io fui nuovamente libero. Libero di uscire, di prendermi quella parte di vita che attendevo. Libero di comprare la quantità di vino che avrebbe fatto incontrare i nostri corpi.

La trovai sulla porta come una moglie vecchia maniera. Ma non c’era nulla di casalingo in lei. Si era fatta cucire addosso un paio di jeans e un maglioncino nero accompagnava dolcemente le sue curve. – Ciao Amore. Dissi. Scusami, ho fatto un po’ tardi. Lei mi sorrise e mi baciò. Senza dire una parola, se non – Amore forse stiamo correndo troppo? Probabilmente sì, pensai. Ma non m’importava, la voglia di stare con lei ricopriva tutti i pensieri, come fa la neve con le cose. L’estate del resto non sarebbe mai arrivata.

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