97° - Scelse accuratamente il...
...giorno per dirmi che non mi amava più. O meglio che amava ancora Pier Francesco. A Pasqua. E invece di farmi risorgere, mi mise in croce. Una stilettata sul costato, una bella corona di spine, ed ero pronto. Era l’ennesimo castello di sabbia che veniva cancellato dalla marea. Preferivo di gran lunga i castelli in aria a quelli di sabbia. Ma pertinacemente continuavo a bagnare secchi di rena. E il mare riportava tutto in pari. Ricostituiva il vuoto che ero riuscito a riempire oltre misura. Oltre il livello massimo. E probabilmente, era troppo. Troppa felicità tutta insieme. Tutta concentrata in poco tempo. Un felicità che normalmente veniva distribuita in un lustro, io l’avevo vissuta in pochi mesi. Ed ora c’era una bella tassa sul lusso. Il lusso della felicità. Una cartella esattoriale, tutta per me. Avrei voluto fare l’evasore totale, ma la finanza era già a casa mia, per i suoi controlli. – Lei ha un bel arretrato di felicità da pagare, caro il mio Barca. E così mi sequestrarono il bene. Paola. Senza neppur aver diritto ad un ricorso. A un riconteggio. Niente. Solo felicità sottratta. C’è sempre qualcosa di sbagliato nella perfezione. Quell’amore era perfettibile. Ma in cosa, non lo sapevo. Me lo disse con la stessa naturalezza con cui avrebbe chiesto una caramella. Così, all’improvviso. Come una foratura. Come fosse una necessità da espletare nel più breve tempo possibile. La Milano-Bologna che ci aveva unito ci divise, quasi ci fosse un bivio all’altezza di Parma. Io di qua e lei di là. E nemmeno un cartello che anticipasse cosa mi aspettava. Nulla. Avevamo passato una bellissima Pasqua insieme ai suoi genitori nella campagna bolognese. E niente mi faceva pensare ad un epilogo così mesto, così inatteso. Semmai il contrario. – Asdrubale quando ci sposiamo? Ti amo. Invece si aprì il vuoto intorno a me. – Asdrubale, ho capito che amo ancora Pierfrancesco e lui ama me. Perché io non ti amo? Pensavo. Tutti i miei pensieri sono per te. Quella frase mi tolse la forza di formulare una qualsiasi risposta sensata. Un riflessione degna dell’amore che sentivo per lei. E mentre guidavo provavo quell’inconscia voglia di sterzare all’improvviso, per vedere l’effetto che faceva. Per finire tutto lì. Ma avrei dovuto sterzare qualche secondo prima, per bloccare tutto nell’amore. Ma ormai era tardi, lei aveva detto ciò che doveva dire e io, non avevo la capacità di riportare indietro il tempo di dieci secondi. O anche solo di cinque. Fermare tutto ad Asdrubale ho capito che… Che ti amo, amore mio. Che voglio passare la mia vita la tuo fianco. Continuavo a tenere gli occhi sulla strada come se non avessi sentito nulla di ciò che aveva voluto dirmi. – Asdrubale, hai capito? – Io con te ho passato i mesi più belli della mia vita, ma non posso mentire al mio cuore. In fondo quasi la capivo. Comprendevo il suo disagio. Volevo solo ciò che era meglio per lei. O forse ero illuso che una volta arrivati a casa tornasse sui suoi passi. Che tutto ripartisse da dove era rimasto. Passai la notte con una Paola diversa da quella che aveva dormito con me la notte prima. Era incredibile come un giorno solo possa cambiare il corso della propria vita. Intanto la partita con Elena finì in parità, ma Pierfrancesco vinse due a zero. Aveva avuto quella rara abilità di portarmi via le due donne che più avevo amato.



Ultimi commenti