99° - Assaporai il mio whisky...
... tanto quanto il sorriso discreto di Carlo. – Allora, a quanto sembra te ne vai. – Ciao Carlo. Sì, il mio tempo qui si è esaurito. – Così mi lasci. Hai scritto il tuo libro. In pochissimo tempo oltrettutto. Hai ritrovato la tua apparente serenità e ora mi lasci qui da solo. – Ma dai Carlo, cosa stai dicendo? Cos’è, una scenata? – No, è che mi dispiace. – Beh puoi sempre venire a Milano ogni tanto. – Sì sì, tu te ne torni a Milano e del Carlo non se ne ricorderà più nessuno. Abbandonato qui, in questo angolo umido del mondo. – Non ti capisco. Non sono venuto qui per passare la mia vita. Carlo iniziava a guardarmi con un viso triste che mai gli avevo visto prima. - Non fare così, mi fai paura. E poi non sei costretto a rimanere qui a vita. Puoi cercare di cambiare qualcosa. Basta volerlo veramente. – Ah, perché tu cos’hai cambiato? E poi chi lo dice a mio padre. – Dovresti parlarci, se l’andar via è quello che vuoi. – Lascia perdere. Ora vai a dormire, ti saluto domani. – Ma Carlo… - Buonanotte Asdru, buonanotte. Mi lasciò come una statua di sale, con il mio bicchiere mezzo pieno in mano. – Alberto, versamene un altro. Certo che è strano Carlo, non trovi? Buttai giù l’ultimo sorso mentre Alberto era intento a cercare nuovamente la bottiglia. Il mio sguardo ora era per il vuoto intorno a me. Riempito dalla musica senza senso di Renato che sembrava l’imitazione di se stesso. Si ripresentò con il whisky che attendevo. – Cosa diceva dottore? – Carlo, dicevo, è strano stasera, non lo capisco, non si è mai comportato così. – Carlo chi? – Come chi? Va beh, lascia stare e versa vah… Buonanotte. – Buo-buonanotte dottore. Spinsi lo sguardo verso Renato accennado un timido saluto con la mano destra. Lui mi rispose facendomi l’occhiolino come fosse Elvis. Mi girai con un sorriso incredulo dipinto in viso, mentre il bicchiere mi accompagnava verso la camera. Era l’ultima notte quella. L’ultima notte da scrittore in esilio. Tirai fuori le valige riempiendole come avevo fatto qualche mese prima a Milano. E con la testa libera da ogni pensiero, riportai la stanza nell’ordine in cui l’avevo trovata. Questa volta mi preparavo al ritorno e non più alla fuga. Mi spogliai degli abiti che mi avrebbero riaccompagnato a casa il giorno dopo ed entrai in bagno. Feci scorrere l’acqua del lavandino, mentre cercavo di leggermi allo specchio. Presi il bicchiere e lo rovesciai, seguendo con lo sguardo il mio Macallan che se ne andava via mescolato all’acqua. Poi, dopo essermi lavato la faccia, vidi scorrere via anche lei. Riapparvi dietro ad un asciugamano. – Vaffanculo Asdrubale. E dando un ultimo sguardo a quegli occhi sorridenti, mi lascia rapire per l’ultima volta dal letto di quell’albergo fuori dal tempo.



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