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87° - Capii che la relazione con...

di Silvio Lorenzi (26/02/2007 - 14:27)

...Paola era qualcosa di serio quando le mie cose divennero sue e viceversa. Quando il plurale divenne d’obbligo nei nostri discorsi. Quando iniziai a mettere dei confini a tutto. Limitai anche gli amici, che selezionai con cura. Ora ero di nuovo dall’altra parte. Dalla parte di quelli che non sono single. E così, per magia, iniziammo a frequentare solo coppie. Anche se qualche single qua e là lo raccattavamo. Del resto si sa, il single è colui che anima le serate tristi delle allegre coppiette. Paola la conoscevo da pochi mesi, ma sentivo che la persona giusta era lei. E mentre non avevamo mai parlato di convivenza, dopo poche settimane parlavamo di matrimonio. – Amore ci sposiamo a dicembre? – Ma, è dicembre! – No, dell’anno prossimo volevo dire. Bastava contare trecentosessantacinque giorni e mi sarei ritrovato sposato. – Che ne dici dell’anno dopo? – Sì forse hai ragione, non vorrei correre troppo. – Tanto, più di così… Poi più che altro per una questione economica. Mi trovo un po’ impreparato in questo momento. – Beh, che ci serve? – La casa già c’è. – Certo la mia. Pensai. Ma del resto non sarebbe cambiato niente rispetto a quel momento. Solo un paio di firme. E poi finalmente una volta tanto mi sarei riallineato alle statistiche dei miei amici. Che al primo figlio avrei ridotto ulteriormente. La coppie frequentano coppie, le coppie con figli frequentano le coppie con figli. E come un flash mi apparvero delle monotematiche domeniche pomeriggio. Fatte di tè con i biscotti della pasticceria sotto casa. Di pannolini e di discorsi su quanto dorme la notte il pupo. – Ma com’è bravo. Non dice niente e così tranquillo. Come siete fortunati, la nostra non ci fa dormire. Però ha otto mesi e già parla e cammina. Perché quando fai un figlio, parte la gara. – Il mio ha iniziato a parlare a quattordici mesi, una settimana, tre giorni e tredici ore. – Che bravo, lei inizia a dire le prime parole ora. Pensa che ieri durante la festa per i sui quindici mesi, mentre prendeva la rincorsa per saltarmi in braccio mi ha detto - Papà prendimi supercalifragilistichespiralidoso. Che tradotto, mentre la bimba a mal la pena gattonava, avrà detto: Baa-ba. E’ una cosa che non capivo e non comprendo tuttora. Quella gara ingiustificata su chi ha il figlio più precoce. Ma in quel momento c’ero lontano. Anche se, dopo pochi mesi con Paola, nei nostri continui shula bula, i nomi per gli eventuali figli erano già più o meno definiti. L’amore per lei cresceva proporzionalmente al tempo trascorso insieme. Sentivo di amarla come mai mi era successo. E finalmente quella mia vita senza senso apparente, prese la direzione giusta. Non avevo più bisogno di riempirmi la testa di idee di cambiamento, di scrivere qualcosa di sensato, di aspettare che qualcuno si accorgesse che in fondo c’ero anch’io. Bastava lei. A completare la mia esistenza.

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