017 - Vaffanculo Elena, tu...
...e il tuo amato Pierfrancesco. L’unica persona che sotto i trent’anni riesce a fumare due o tre pacchetti al giorno di Marlboro Rosse, essere venticinque chili in sovrappeso e non aver ancora capito come ci si veste. Uscii di casa con quel sorriso stampato in volto, lo stesso che avevo quando mi resi conto di essere innamorato di lei, anni prima. E chi mi conosceva bene si accorse subito che qualcosa era cambiato in me. Non valeva più la pena star male per quella li. Tanto di cappello per Elena medico. Era bravissima. Ma come persona aveva perso ogni mio tipo di rispetto e questo credo l’avesse capito dopo tutte le cavolate che avevo fatto in quelle settimane. Ed erano tante. Ma tutte dettate dalla delusione e dall’incapacità di saper gestire la propria persona in quelle situazioni. Mi resi conto che se in qualche modo non fossi riuscito a vivere del mio scrivere, avrei sempre potuto fare l’investigatore privato. Perché é un po’ quello che feci dopo che lei mi lasciò per il mitico. Basandomi sulle poche informazioni che ero riuscito a estorcere ad Elena, ero riuscito a sapere tutto di lui. Che scuola aveva fatto, che università, qual era la sua casa, quali le su ultime fidanzate, i suoi locali preferiti, gli amici, i vizi. É incredibile alle volte quanto sia piccolo il mondo. Aveva studiato a Bologna e così dei miei cari amici che conoscevano sia lui che me. E conoscevano bene Paola la sua ultima fidanzata, che sarebbe dovuta diventare sua moglie, ma un mese prima del matrimonio lui fece un passo indietro e la lasciò. La lasciò prima che lei scoprisse le sue frequentazioni segrete. Diceva agli amici che l’aveva lasciata perché lei aveva un amante, ma era giusto il contrario. Lo sapevano tutti, tranne la sua futura moglie e la sua nuova fidanzata. E così passava per il deluso d’amore, che fa sempre la sua figura. Invece era solo una maschera. La cosa non mi dispiaceva, perché ad un certo punto, pensavo, anche Elena verrà travolta dal treno della delusione. Era un pensiero cattivo, ma in quel momento era quello che volevo. Paola non era certo Elena in quanto a bellezza e personalità, ma valeva la pena portarsela a letto, più che altro per soddisfazione personale. Era stata con Pierfrancesco per anni. Si erano conosciuti ai tempi dell’università alla facoltà di giurisprudenza e si erano innamorati l'uno dell’altra. Non so cosa trovò Paola in lui e mi chiesi la stessa cosa per Elena. Ma posso immaginare cosa trovò lui in lei, soprattutto qualche anno prima. Paola aveva due labbra che non potevi far a meno di baciare, così come i suoi seni in quella terza così tonda. Un viso semplice, con due occhi neri come una notte senza luna. Era quel che si dice una ragazza a modo e di buona famiglia. Era agosto e a Bologna non si resisteva per il caldo che ti asciugava dall’interno. Il mio caro amico Giuseppe organizzò una cena a casa, con gli amici che già erano tornati dalle vacanze. Tutti pronti con le loro foto per far capire quanto bella fosse stata la loro estate al mare. E quindi Corsica, Eolie, Grecia, Sicilia e qualche impavido Sharm ad agosto. Giuseppe veniva all’università con me. Abbiamo fatto un anno insieme, poi si trasferì a Bologna per studiare Astronomia. E li era rimasto. Ora fa l’assistente in facoltà e nel suo giro d’amicizie universitarie rientrava anche Paola che era la coinquilina di una sua cara amica. Un giro assurdo, ma che in qualche modo ha portato in contatto me e Paola. Giuseppe conosceva anche Pierfrancesco, ma non lo digeriva. Era un montato, diceva. E cosi quel sabato 23 agosto conobbi Paola.
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