015 - Quando ci amavamo...

...parlavamo un sacco. Un po’ come faceva lei quest’estate al telefono ogni notte con lui. Il fantastico giornalista. Che palle. Poi lui le scriveva i messaggi. Ciao amore hai sentito cos’ha detto il Ministro Pinco Pallino, é un pazzo. Ti amo a dopo chiamami il prima possibile, mi manchi sono già 5 min ke nn sento la tua voce. Ciao cucciolo?! Cucciolo? Ma c’hai trent'anni. E poi chi cazzo se ne frega del Ministro Pallino se il problema é che ho voglia di sentirti. Siamo in un’isola sperduta io e lei, non leggiamo un giornale da una settimana che cavolo vuoi che abbia sentito quella stronza del tuo cucciolo. E poi basta scrivere i messaggi in forma contratta come i ragazzini. Va beh, lasciamo perdere. Dicevo: tu nella vita che vuoi fare? E qual è la risposta giusta? Uno se la sapesse con certezza risponderebbe subito, questo o quello. E invece così devi stare lì a fare discorsi lunghi e inutili per giustificare a lei e a te stesso il fatto che non c’é nulla di chiaro nella tua mente rispetto al tuo futuro. E devi farcire le tue frasi con qualcosa che sembri in qualche modo sensato. Un discordo che fila diciamo. Sapevo bene che sarebbe stato qualcosa che mi avrebbe impegnato mentalmente, qualcosa di creativo. Ma che capacità avevo sviluppato in quegli anni per dare vita a quel futuro “artistico”. E la conclusione di tutto quel discorso fu: -Sai Elena in fondo io credo di voler fare quello che sto… facendo. La banca é grande e un giorno potrei essere un direttore di filiale, basta impegnarsi. Credo di averne le capacità. - Ah va beh, se ti va bene così, sono contenta per te, ma fino ad un mese fa a momenti avresti voluto licenziarti da un giorno all’altro perché dicevi che non era il lavoro che faceva per te. Ah cazzo é vero! Dissi tra me e me. –No, ma sai c’ho pensato bene, era solo un momento no, capita. Non era per niente convinta. Del resto non lo ero neanche io. A volte avevo quella caparbia capacità di saper mentire a me stesso. Avrei cambiato lavoro da un giorno all’altro. Ma lì dov’ero mi pagavano bene e non avrei avuto facilmente lo stesso trattamento altrove. E poi oltre la banca e quel lavoretto in radio, di cosa ero capace? E così ci rimanevo solo per soldi. Anche se, chissà perché, non mi bastavano mai. Ma uno deve essere per forza ambizioso? Non si può star lì a fare il proprio lavoro in santa pace senza pensare sempre in grande?! Una persona avrà pure il diritto di fare l’impiegato senza dover per forza aspirare a diventare un giorno un manager dell'azienda per cui lavora. La mattina ti alzi alle sei e trenta e alle otto sei in ufficio, ci rimani otto, nove ore e poi a casa, così dal lunedì al venerdì e poi magari ci torni il sabato mattina per fare un po’ di straordinari per toglierti qualche sfizio. Anzi quasi quasi vado all'università a dare quei due benedetti esami, preparo la tesi e dopo la laurea torno nella mia banca a fare quello che faccio. Che c’é di male? E mentre sono lì che lavoro tutto il giorno, di notte studio per fare la seconda laurea. Mi laureo e non mi muovo. Fermo, come prima. Del resto non potevo essere contento così?! Mi sarei potuto dedicare ad altro e non al lavoro. Non mi sentivo in missione per conto della mia banca. Mannaggia a quella volta che vinsi quel premio letterario. É stato lui a cambiare le carte in tavola. Piuttosto invece di parlare d’ambizione, dimmi che credi molto in me che devo puntare più in alto perché ho delle grandi capacità che non vanno sprecate. Ma sarebbe stato troppo. Forse l’avrebbe anche detto, se quelle capacità io le avessi avute veramente. – Sai, io devo stare con una persona che mi stimoli mentalmente, ho voglia di fare tante cose andare a teatro, al cinema, leggere… - Mentre noi che facciamo scusa? Cioè, fammi capire, quando leggo mi dici che leggo sempre e non parliamo, se parliamo vuoi leggere tu. –Ma no, è che… -Che cosa? Andiamo al cinema almeno una volta a settimana, a teatro ok meno perché a me non fa impazzire. –Eh ma poi anche vediamo poco i nostri amici… – Che poi sono tuoi colleghi. Che vediamo poco perché tu ultimamente praticamente lavori sempre. Allora due sere a settimana non si esce perché finisci di lavorare all’una di notte, altre due non si fa niente perché inizi alle cinque del mattino, hai un weekend libero ogni tre settimane. Senza contare che quando sei un minimo libera devi scrivere mille pezzi per le tue collaborazioni con Zadig e dare qualche cambio turno a qualche tuo collega incamiciato. Fatti quattro conti!? – Beh lo so, anche tu hai ragione, ma che devo fare, devo rinunciare al mio lavoro?! - No, e non te lo chiederei mai visto che é la tua vita, e ho sempre accettato tutto di te, e so quanto sia importante. Ma devi considerare che le giornate durano ahimè solo ventiquattro ore e a qualcosa bisogna rinunciare. E infatti neanche a dirlo dopo un mese rinunciò a me. Già non mi amava più, ma non aveva il carattere per dirmelo. Avrebbe voluto lasciarmi quel giorno lo so, ma non lo fece. E non so perché, sarebbe stato il momento giusto. Ma é sempre difficile lasciare una persona per nessun altro. Ma era solo questione di settimane.
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