004 - Avrei dovuto fare...
...come Cristina una mia cara amica. Una sera come un'altra viene invitata ad una festicciola a casa di un amico di amici. Entra in questa casa, a detta sua stupenda, particolare. Con quadri bellissimi alle pareti, che scoprirà pochi minuti dopo essere stati dipinti dal proprietario di casa. Un pianoforte coperto di spartiti da un lato e dall’altro una vecchia scrivania, dove sopra poggiava un computer che era più un pezzo di desing che un apparecchio elettronico. Intorno a quel computer appunti, libri e scritti vari. Alla vista di tutti questi particolari la mia amica volle subito conoscere l’artista padrone di casa. Glielo presentarono. E mentre lei sbavava alla vista di lui, lui di contro in modo disinteressato le strinse la mano per presentarsi, ma fu subito distratto dagli altri invitati. Lei emozionata e lui sfuggente. Non sembrava neanche essere il Discobolo di Mirone, ma a lei piaceva l’idea che si era fatta di lui. Era più un fattore legato all’immaginazione che alla mera realtà. E cosi quella cara amica era stata nella mia stessa situazione. Non scambiarono più una parola oltre le due che nel presentarsi sono d’obbligo. Ma lei qualche giorno dopo quella serata, prese il coraggio a due mani come si dice e tornò in quella casa. Questa volta da sola. Era un pomeriggio d’inizio estate. Uscì di casa fieramente convinta. Si era messa le scarpe nuove e quella gonna che tanto le piaceva, un po’ di rossetto comprato per l’occasione e due gocce di profumo. Salì in macchina e via verso la casa di quell’amico di amici “artista”. Girò la macchina varie volte, ma la voglia di andare era più forte di quella di tornare. Ed è così che si trovò di fronte alla porta di quella casa piena di quadri. Prima di bussare rimase sul pianerottolo a ripassare la parte. Ma ormai non c’era più niente da sapere. Avrebbe dovuto bussare e vedere che cosa sarebbe successo. Ed è quello che fece. In fondo era lì per curiosità e per prendere una cosa che lei voleva. Lui. La porta come per magia si aprì e prima di lui uscirono le note di Shine on you crazy diamond che l’impianto Hi-Fi risuonava, profumando l’aria. Era tutto perfetto, la casa, lui e la chitarra di Gilmour in sottofondo che accarezzava le loro parole. Così mi accontentai di quel formale e normale buonasera. E niente Pink Floyd per me. E poi ero fidanzato da quasi due anni, non potevo pensare di conoscere altre persone con quello spirito. E che fidanzata. Quasi la donna perfetta. Bella, colta ed intelligente cosa potevo chiedere di più. Forse che fosse anche fedele in qualche modo. O che per lo meno che mi avesse tradito con uno con cui ne valesse la pena. Ed invece no, il personaggio dell’estate era un vero cesso d’uomo e nella sua presunzione, gretto e sempliciotto. Se si fosse vestito di viola, più che un uomo, sarebbe parso qualcosa di più vicino ad una melanzana con le gambe.
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