Affrancatura

Il Gin e Martini rosso aveva ormai fatto sparire le tracce del ghiaccio nel mio bicchiere. Se l’era mangiato, mentre io me ne rimanevo assorto nella lettura del giornale. Volevo sentirmi abitudinario, e così avevo deciso di fermarmi a leggere il giornale al bar vicino al mio ufficio. E lo stavo facendo da una decina di giorni. Prima di ogni altra cosa c’era il bar. Poi forse avrei potuto sentirmi libero. Era come se rientrasse nell’orario di lavoro. A guardarmi intorno non sembravo l’unico. La quasi totalità dei clienti era fatta da gente che aveva fatto la mia stessa scelta. Quel giorno intanto arrivò la legittimazione della mia presenza in quel posto. – Quella secondo me è pazza. Mi disse la proprietaria del bar, muovendo la testa all’insù. E seguendo il suo gesto e le sue parole il mio sguardo andò ad un'elegante signora, uscita pochi secondi prima dal bar. – Pazza, perché? Domandai, mentre il nostro sguardo la seguiva allontanarsi. – Viene qui tutti i giorni alla stessa ora. – Quindi anch’io sono pazzo. I suoi occhi ora erano per me. – No, lei non viene qui tutti i giorni a bere gin e Martini rosso. Disse ridendo. – Perché ridi? Trovi ci sia pazzia anche in questo? – Ma vah, l’alcolismo rientra nella normalità. – Non ci trovo niente di normale in una malattia. Ed è una cosa che ci si guadagna sul campo. E con un bicchiere al giorno non mi sento in diritto di essere definito tale. Il suo sguardo cambiò. Curioso. – Non guardarmi così non sono pazzo. Estremizzavo. Ritornò dietro al bancone senza dire niente. La pazza intanto era sparita ai miei occhi. Ma cosa c’era di pazzo in quella signora?
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