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Perdita d'identit? 4-4

di Silvio Lorenzi (30/03/2007 - 11:00)

Non avevo più alcuna possibilità di poter in qualche modo comunicare con qualcuno (tranne che con il labiale). Articolai ancora la mia bocca come per emettere qualche parola e la ragazza mi guardava cercando di capire dalle mie labbra qualche frase. Le chiesi, o almeno cercai, il perché di quella mia situazione, e lei con la sua graziosissima voce, che cercavo di assaporare nonostante il momento. Pronunciò delle frasi che composero un discorso confuso. Dopo alcuni attimi smise di parlare, e dal taschino del suo camice ne tirò fuori una siringa di cui infilò l’ago in una boccettina di vetro, aspirandone tutto il contenuto. Mi fece un’iniezione intramuscolare al centro della mia spalla destra e del mio tatuaggio. Poco dopo persi conoscenza, con il ricordo del sorriso di lei stampato nel mio cervello, che fino a quel momento ne usciva indenne. Per l’ennesima volta mi ritrovai disteso su di un letto. La stanza, era illuminata da una luce, che vedevo provenire da una lampada sopra la mia testa. Avevo paura di pensare a cosa potesse ancora esser successo. Mi mossi di scatto, come fosse una risposta ad una contrazione nervosa e con grandissimo stupore sentii le gambe muoversi e cosi le braccia. Allungai gli arti superiori fino ad arrivare a toccarmi i piedi, per controllare ogni parte del mio corpo. Era solo un altro di quegl’incubi, pensai. Mi alzai di scatto dal letto. Vedevo i miei piedi sbucare alla fine del mio pigiama e questo mi restituiva una felicità infinita. Avevo voglia di vedermi in figura intera allo specchio, cosi aprii la porta della stanza da bagno. Entrai in bagno. Sulla destra di fronte alla doccia c’era il grande specchio che cercavo, che partiva da terra fino ad arrivare al soffitto.

Appena però mi vidi riflesso in quello specchio, la mia reazione fu vocale, che si espresse in un nuovo urlo. L’immagine che vedevo in quel grande specchio non era la mia ma quella dell’infermiera dai dolci lineamenti. Mi guardai, mi toccai bene come a controllare, ma non c’era via di scampo ero lei anche nella voce. Ormai non sapevo neanche se ero impazzito o impazzita. Come facevo ad essere due persone contemporaneamente? Il mio cervello fu nuovamente invaso in pochi secondi da migliaia di domande a cui non riuscivo a dare una risposta.

Rimasi immobile, fissandomi negli occhi, pensando che sicuramente una qualche clinica per psicopatici già mi aspettava, oppure ne facevo già parte in qualità di paziente.

 

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