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89° - Quel pugno mi lasciò...

di Silvio Lorenzi (28/02/2007 - 00:13)

...inginocchiato a terra. Sentivo il sangue uscire dal naso come da un rubinetto aperto. Alzai lo sguardo e portai la mano al viso, che prese subito a colorirsi di un rosso intenso che mai avevo visto su di me. Alessio rimaneva in piedi, guardandomi dall’alto in basso, con il pugno ancora chiuso e vibrante al suo fianco. – Questo è per mia sorella, brutta testa di cazzo!!! Il sangue ora lo sentivo anche in bocca. Sputai a terra le parole che non riuscii a dire. E, senza rendermene conto, un secondo pugno mi lasciò a pancia all’aria. Alessio avvicinò il suo viso al mio come a voler verificare che non fossi morto. E urlò delle parole che sentii rimbombare nella mia testa come in chiesa. – Sei una testa di cazzo Asdrubale. Vaffanculo!!! Mi diede un piccolo colpetto con il piede e si allontanò, lasciandomi enfio e parallelo al marciapiede. Non mi stupii più di tanto. Anzi, pensavo che quei due pugni sarebbero arrivati molto prima. Cercai di rimettermi in piedi mentre Milano sembrava un enorme Tagadà. Mi poggiai al vetro della banca cercando di mantenere una posizione degna dell’abito che portavo. Qualcuno, con un po’ di ritardo si avvicinò. – Come sta giovanotto, tutto bene? – Ssi ggrazie. Il sangue in bocca mi faceva mangiare le consonanti come fossero caramelle. – Possiamo fare qualcosa? – Nno non ppreoccupatevi è ttutto a pposto. Alessio era un boxer mancato. Un diretto e un montante mi lasciarono ko alla prima ripresa. Il dolore si fece sentire solo dopo che il mio viso iniziò a cambiare forma. – Le conviene andare al bar a farsi dare un po’ di ghiaccio. – Grazie grazie non preoccupatevi, sto bene, sto bene grazie. Avrei voluto un letto su cui lasciarmi morire. Quei due pugni mi facevano l’effetto di tre pastiglie di Nembutal. Quello era proprio il mio giorno. Raggiunsi la mia macchina e decisi di chiamare Gianluca che non ci mise molto ad arrivare. Aveva lasciato quello che stava facendo per correre da me. – Cazzo Asdru, che hai fatto? – Niente, ho fermato due pugni che passavano di qua. – Questo lo so e lo vedo. Non credi sia il caso di andare all’ospedale? – Ma va, per due pugnetti. E poi stiamo parlando di Alessio e non di Holifiel. – Lo dicevo io, che quello è una testa di minchia! – Ma no, non dire così. – Ti pare che ti debba conciare così perché ogni tanto ti scopavi la sorella. Saranno pure cazzi suoi, è abbastanza grande per gestirsele da sole ste cazzate. – Lasciamo perdere, andiamo da Pistone, ho bisogno di bere. – Sarà meglio, così ci metti un po’ di ghiaccio li sopra. Sembra che ti abbiano appiccicato un limone in faccia. Preferivo Pistone a quattro ore di fila al pronto soccorso per poi sentirmi dire che non era niente. Il ghiaccio andava benissimo. E poi avevo voglia di sentirmi così. Dolorante, più di quanto già non lo fossi. Lasciai la macchina dove l’avevo parcheggiata la mattina e salii con Gianluca. La città mi passava intorno, dilatata come vista attraverso una palla di vetro. Avevo sporcato il mio vestito preferito con la parte di me che non avevo saputo contenere, mentre con lo stesso sangue continuavo a riempire fazzoletti di carta.

Tag: pugno,sangue,Alessio

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