84° - Lei sul mio letto...
...aveva ottenuto ciò che voleva. Una notte tutto per lei. Il sentirsi apparentemente amata. La ripagai con sorrisi e carezze, fasulle quanto una banconota da dodici euro. Poi l’averlo fatto una volta, mi legittimava a farlo di nuovo. E la scena dopo era sempre la stessa, con le mani che mi coprivano il viso. Finché andare a letto con Mariarita, non divenne una cosa normale. Senza dover più rendere conto alla mia coscienza. Fatto una volta, quelle successive venivano sommate alla prima. Il tradimento era stato solo uno. Perpetrato più volte, ma sempre uno. La scena vista dall’alto si presentava così: io in camera, preso nei miei pensieri, lei sul mio divano, che sorrideva solo per avere la possibilità di assaporare la comodità della casa del pensieroso Asdrubale. Ebbi la conferma della mia teoria secondo la quale, nelle storie di sesso, è sempre meglio farsi ospitare. Si può andar via quando si vuole. Più difficile la situazione contraria. Ritornai da Mariarita vestito. Con le scarpe ai piedi, quasi fosse un segnale per dirle che la nostra serata era finita lì. Lei si ricompose sul divano. – Dove vai Asdru? – Ti accompagno a casa. – E perché, cosa c’è che non va? – No, niente, non è serata. Sento che mi sta arrivando un forte mal di testa. E poi domani mattina devo andare a Bologna. – Mi dispiace, posso fare qualcosa? Vuoi che facciamo l’amore? – No Rita. Andiamo dai. – Ma io voglio stare un po’ con te e poi non ho finito la birra. – Eh, prendila, te la bevi in macchina. – E’ per Elena? – Cosa? – E’ per lei che sei così pensieroso? – Lascia stare ti prego. Mi guardò con aria scocciata, prese la bottiglia e ne passò il contenuto nel proprio stomaco. – Va bene, ora possiamo andare. Credo sia stata una delle poche volte in cui ci siamo visti senza fare sesso. Salimmo in macchina e attraversammo quella Milano che nelle notti d’estate sembra rimpicciolirsi. Come se le distanze si riducessero magicamente. L’aria calda entrava dai finestrini portando con sè il silenzio della città. Il caldo aveva la capacità di azzittire tutto. Anche noi due. Avevo solo voglia di scaricarla a casa e tornarmene indietro. Poi mi fermai sotto casa sua. – Cosa vai a fare a Bologna? – Vado a trovare un amico. – Chi? – Giuseppe, non lo conosci, abbiamo fatto un anno di università insieme. – E quanto stai via? – Solo domani, vado giù per una festa. – Beh, allora divertiti.- Speriamo. Mi salutò rubandomi un bacio e scese dalla macchina. La guardavo entrare nel portone e accennando un sorriso, salutarmi con la mano. Ricambiai il gesto. La guardavo pensando a come sarebbe stato tutto più facile se avessi amato lei. E con quel pensiero nella testa, imboccai i viali e mi feci un giro completo della circonvallazione. Mi aiutava a pensare. Certo, la circonvallazione esterna di notte non è il luogo ideale per tirar su il morale di una persona, ma in qualche modo rifletteva il mio stato d’animo. A tratti un senso di desolazione, abbandono, incomprensione. Poi il mio giro turistico finì al solito bar di Pistone.
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