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83° - Non bastò una...

di Silvio Lorenzi (20/02/2007 - 10:58)

...semplice doccia a cancellare quelle immagini. Anzi, si riponevano sempre più nitide nella mia testa. Come se il mio cervello le stesse sviluppando quasi fossero foto. Mi ripresentai da Mariarita con un asciugamano stretto in vita e un paio di infradito, anche se il fisico non mi dava ragione. Lei era lì, con la televisione accesa su uno di quei film che non si vedono mai dall’inizio. Si era tolta le scarpe e si era messa comoda sul divano. Con i suoi jeans e una canottiera color dei suoi occhi. Aveva preso due birre dal frigo. Mi aspettava per il brindisi. Se nella mia testa non ci fosse stata Elena la serata sarebbe stata perfetta. E Mariarita, nonostante tutto, si ostinava a regalarmi sorrisi. Come caramelle per bambini. Ma non era la serata giusta. Anche se del resto non c’erano mai state serate giuste. Non avrei dovuto farla salire. Ma era venuta per me. Lo facevo un po’ come fosse beneficenza. In fondo mi dispiaceva, ma tendevo sempre ad allontanarla quando la sentivo troppo vicina. Quando abbiamo un obiettivo troppo lontano perdiamo di vista le cose che ci stanno davanti agli occhi. Mariarita era lì, vicino a me, ma non era ciò che volevo. Piaceva tantissimo alla mia testa, ma non al mio cuore. La semplicità era un concetto lontano dalla mia vita, che sembrava più un film di David Lynch, qualcosa di incomprensibile. Con delle domande a cui non necessariamente seguivano delle risposte. Le risposte erano state bandite. Una vita fatta solo di domande. Una vita interrogativa. Credo che nella sua testa l’idea della serata, fosse quella di finire a letto insieme, come molte altre volte era successo, ma non fu così. Troppo banale. Molto più originale il contrario. Quando mi vide con l’asciugamano, rise. – Perché quella faccia? – No, niente non mia aspettavo ti ripresentassi così. – Sì, in effetti,volevo farla un po’ cinematografica. Che si fa, si beve qui? – Mi hai detto di fare quello che volevo e ti ho preso in parola. – Brava hai fatto bene. – Mi piace sentirmi come a casa. La guardai con la sua birra in mano, con lo sguardo di chi non approva la risposta. – Non preoccuparti, non ho intenzione di trasferirmi qui. Volevo solo dire che mi sento a mio agio a casa tua. Presi la birra, la avvicinai alla sua e, guardandoci negli occhi, brindammo al nulla. Non c’era niente da festeggiare. Tirai su un sorso, poggia la bottiglia sul tavolino di fronte al divano e me ne andai in camera. – E ora dove te ne vai? – A mettermi qualcosa. – Ma vai benissimo così, ti preferisco poco vestito. Disse sorridendo. – Appunto, è meglio se mi vesto. – Con questo caldo? – Non preoccuparti tengo i vestiti in frigo. Andai in camera e mi sedetti sul letto. Il rumore della televisione intanto girava per casa. Mi sentivo come la prima volta che avevo fatto l’amore con lei. Portai le mani al viso come a ripulirmi. Ero confuso. Cosa ci facevo a casa mia con Mariarita? Che senso aveva tutto ciò? L’eccitazione del momento aveva cancellato quello che provavo per Elena, ma dopo, era un continuo ripetermi “cosa hai fatto”. Con che occhi avrei potuto sorridere ad Elena. E guardandomi allo specchio avrei voluto tirare un pugno a quella faccia soddisfatta.

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