77° - Con la necessità...
...e la voglia di scrivere, se ne andò anche il mio nome. Per Paola dopo poche settimane non ero più Asdrubale, ma “Amore”. In tutte le sue declinazioni. E quel nome cambiò la mia identità. Avrei dovuto cambiare anche tutti i documenti. Nome Amore, cognome non pervenuto, segni particolari innamorato. Come se avessi preso possesso di una nuova vita. Non correvo più la sera. Neanche la mattina. Riposi semplicemente le mie scarpe lontano dalla mia vista. Non cenavo più alle undici, ma alle otto con Paola. Avevo smesso di non dormire e Morfeo mi prendeva tra le braccia prima che le lancette dell’orologio si mettessero pari sulla mezzanotte. Sotuii i film coreani sottotitolati in cirillico con delle commediole francesi. E da Fedor passai a Vanity Fair, che aveva il suo perché. Perché? Anche il lavoro prese una piega diversa: quello che prima era il mio San Vittore, divenne un investimento per il mio futuro con Paola. E fu così che mi meritai una promozione. Senza rendermene conto inizia ad investire sulla mia banca. Certo, non era il mio lavoro, ma non ci voleva molto ad essere più bravo degli altri. E quei fogli bianchi da riempire con quel cursore che lampeggia e sembra guardarti, non erano più cosa mia. Del resto, non c’erano poi delle grandi idee o delle grandi parole nella mia testa. Non ero Oscar Wilde e non valeva più la pena di lasciarmi consumare dal sonno per due righe sensate ogni tanto. Per ridurmi ad autofinanziare un libro che non avrebbe mai letto nessuno. Tanto valeva tenersi le parole per Paola. Completarmi con lei. E tutto questo avvenne lentamente, ma con rapidità. Iniziò a segnare il territorio con incoscia devozione. Dopo i miei continui spostamenti verso Bologna, il moto iniziò a prendere senso contrario. Rimase da me una notte, poi due e poi per il weekend. Lasciando dapprima uno spazzolino, poi una camicia da notte e poi un cambio per il giorno dopo. Iniziai a liberare un po’ l’armadio in camera, l’armadietto in bagno e la cucina per far spazio a delle tazze nuove. Fino a che le mie cose, in casa, presero a cambiare di posto. I cd in un ordine che non era il mio, così come i libri e film. E non mascheravo più camicie stropicciate sotto a maglioni girocollo: ma tutto prese la giusta piega. Si distesero le rughe della mia fronte, come se Paola riempisse la mia testa e tirasse la mia pelle. Il pallone che Elena aveva sgonfiato Paola lo riportava alla giusta pressione. Per ritrovarmi pronto ad una nuova partita. Il fischio d’inizio risuonò nelle mio orecchie quando Paola venne da me, sorridente, dopo un colloquio di lavoro a Milano. E mi resi conto che non mi sbagliavo quando pensavo che avesse più di quaranta denti, perché quel sorriso era qualcosa di bello, inverosimile. E me lo godetti tutto a cena. –Amore ce l’ho fatta, mi hanno presa! – Dove? – All’agenzia. – Cavoli, fantastico, sono felice amore. –Anch’io, sono veramente contenta. –Dobbiamo festeggiare. - Dai, sbrigati che ti aspetto a casa tua. Stasera ti preparo una bella cenetta. Compra del vino. Ti amo. E quel sorriso non significava solo felicità, serenità e gioia, ma cambiamento. Il cambiamento che era lì a venire. Qualcosa che, alcune settimane prima, non avrei immaginato neanche in uno dei miei “libri”.
Vota questo post



Ultimi commenti