74° - Non capitava spesso...
...che mio padre ed io ci trovassimo da soli ad un tavolo di un ristorante. Forse non era mai successo. Mi veniva in mente solo quella volta in cui i miei fratelli erano andati in gita con la scuola e mia mamma era andata con loro. E io rimasi solo con mio papà, che mi portò fuori a cena. Avrò avuto nove anni. – Asdru, ti va di andare a mangiare la pizza? Come potevo dire di no. La pizza era qualcosa che a casa mia era relegata nel fine settimana. Era martedì e per me era l’occasione da non farsi scappare. E poi avrei avuto tutte le sue attenzioni per me. Mi sarei potuto prendere la pizza più grande che facevano, con gli ingredienti che sulla lista andavano a capo. Una Coca cola da farmi scoppiare la pancia, un bel gelato e qualche moneta per giocare a Wonder Boy. E la serata sarebbe stata una di quelle da ricordare. Io con la mia pizza e lui con suo figlio. Credo sia stato bello anche per lui, il poter assaporare d’esser padre e avere un figlio tutto per sè. Riesco ancora a vedere il mio imbarazzo nel scegliere la pizza che volevo. Lui non avrebbe detto di no a nessuna delle mie richieste. – Questa qui. Dissi indicando la lista delle pizze. – E una Coca cola grande, grandissima. Il sorriso mi si stampò in viso come una maschera da clown. E contagiai anche mio padre. – Hai proprio fame. Avrei voluto tornare a quel momento e godermelo con i miei quasi trent’anni. Ora il tempo era passato e con esso anche il bimbo che c’era in me. Quello a cui mia madre puliva le ginocchia sporche di erba e terra con la spugna, mentre me ne stato ritto dentro la vasca. La radio sarebbe stata accesa e lei avrebbe canticchiato qualcosa sopra la voce di Ivan Graziani. Ora eravamo due uomini, uno di fronte all’altro. Lui alla mia età aveva già due figli. Mentre io dovevo ancora capire come farne uno. – Sai Asdrubale, non prendertela, ma non mi ricordo l’ultima volta in cui siamo rimasti soli a cena io e te. – Non preoccuparti, neanch’io me lo ricordo. Forse è passato troppo tempo. Del resto siamo in tre e ci siamo sempre visti tutti insieme. Annuì con gli occhi che un po’ mi appartenevano. – Ma ho ancora due fratelli? – Perché dici così? – Perché se non li chiamo io… - Dai, lo sai che sono così loro. E poi siete diversi. – E va beh, che vuol dire? – Hai ragione, niente. Dovreste fare qualcosa per stare più vicini. –Sì, per sentirmi dire che ho fatto una cazzata a mollare il mio lavoro. Alla fine discutiamo sempre. Come con mamma. Mio padre aveva sempre dovuto fare la sua parte, ma in fondo stava con me. Non mi aveva mai forzato a far niente che non mi andasse bene. L’unica cosa di cui parlava con la bocca amara era il mio non aver finito l’università.
I miei occhi nel frattempo si dividevano tra il piatto, mio padre, il locale e la porta d’ingresso. Erano settimane che avrei voluto tonar lì dalle due straniere. E ora che c’ero io, non c’erano loro. Ma in fondo cosa avrei fatto? Me le sarei divise con mio padre? Cenare con lui mi sembrava già un gran passo, dividerci due donne sarebbe stato troppo, anche se la cosa mi avrebbe divertito. Chissà con che faccia mi avrebbe guardato il giorno dopo? Era e rimase solo una fantasia, nella mia testa.
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