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De.licio.us

70° - E quella invidia...

di Silvio Lorenzi (24/01/2007 - 12:04)

...ora la provavano gli altri. Quelli che intorno a noi, su quella strada, si godevano lo spettacolo. Migliore di un’opera shakespeariana. Migliore di Barney. Migliore del miglior Mantenga.
– Ed ora? – Niente. – Come niente? No, voglio dire, niente, aspetto. – E cosa c’è da aspettare? – Ho spedito il mio libro ad alcune case editrici e aspetto che mi rispondano. – Se vuoi ti posso dare una mano. Sai, magari con l’università… - No, Papà voglio farcela da solo. – Il solito figlio testardo. Cosa sarà mai una spintarella? – Ah beh, qui a suon di spinte si finisce fuori strada. No papà, va bene così, se dovrà essere sarà. Mi guardò con aria compiaciuta. Di chi vedeva se stesso in me. Di chi avrebbe voluto scappare trent’anni prima ma non lo fece. Intanto camminavamo, percorrendo il lungo lago scandito dalle solite coppiette cariche di appiccicosità mielosa. – Però Asdru, ci danno dentro qui. Sarà l’aria del lago? – Lascia perdere. – E tu, come va con le donne? – Ma papà… Non abbiamo mai parlato di queste cose, ti pare. – Va beh ci sarà una prima volta? - Proprio stasera? E poi non sono venuto qui a cercare l’amore, se questo ti può bastare. Sono venuto qui a pensare. – Ma Elena, l’hai più sentita? – Ancora? Certo che lo fai apposta. No, sono mesi che non la sento più e poi del resto, non me ne frega niente. E poi in mezzo c’è stato dell’altro. Ma finiamola qui, non sono abituato a parlarne con te. – Cazzo, ma sono tuo padre non un tizio incontrato per caso. Avrò pur il diritto di parlare con te e sentire come stai? – Ah si?! Allora, a parte che litigo con le bottiglie di whisky, va abbastanza bene. Ho finito il libro e tra un po’ me ne torno a Milano a fare il disoccupato. – Infatti, te lo stavo per chiedere. Ho visto tutte quelle bottiglie sparse in camera. – Cazzo cazzo, non dirmi che stai partendo con la ramanzina. Il giocatore d’azzardo che dà del vizioso al bevitore. – Certo, questa te la potevi risparmiare. E poi ho smesso di giocare. – Sì saranno venti minuti che non giochi. – Cos’è, invertiamo i ruoli? Sei tu che fai il padre ora? – Papà non sono più un ragazzino, ho la mia vita. Ma non apriamo il capitolo vita se no finisce che litighiamo come l’ultima volta. – Ecco, allora fai il figlio, che a fare il padre ci penso io. – Un po’ tardi forse, non credi? – Non è mai troppo tardi per fare il padre. Ma…va beh dove mi porti a cena? – C’è un ristorante qui vicino. Ci vado ogni tanto, me lo ha segnalato Antonio. – E chi è Antonio? – Uno che frequenta l’albergo, ma è una storia lunga. Magari quando ho finito gli argomenti te la racconto.

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