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De.licio.us

68° - Con il buio...

di Silvio Lorenzi (22/01/2007 - 12:16)

...i miei occhi ripresero possesso della stanza. Anche se sembrava più una giostra, per quanto girava. Perché, compresi nei settanta euro della bottiglia di whisky, c’erano anche due giri in giostra. Ma a me le giostre non erano mai piaciute. Che senso aveva girare sul proprio asse? E Per scendere, passai dalla doccia. Breve ma intensa. Due sberle d’acqua ghiacciata ed ero come nuovo. Speravo fossero passati interi giorni, ma niente, erano solo ore. Ed ero costretto come altre volte ad aspettare. Aspettare qualche risposta da parte di quell’ammasso di non vedenti che non capivano quanto genio ci fosse tra quei fogli. Il genio solitario. Una solitudine cercata, non subita. E non mi ero allontanato per morire, come fanno gli elefanti quando sentono che l’orologio si sta per fermare. Ero lì per il mio obiettivo. Anche perché una morte in un albergo lontano dal mondo sarebbe stata troppo plateale. Mi avrebbero trovato dopo giorni, in camera, da solo, sul letto. Bottiglie e fogli ovunque, come dopo un’esplosione. – Era un bravo ragazzo, non lo conoscevo, ma salutava sempre. Era proprio gentile. – Mi sono reso conto che erano un po’ di giorni che non lo vedevo e quando mi sono avvicinato alla porta della sua camera ho sentito puzza di metano e così ho chiamato la polizia. – Non se lo meritava, era così giovane. Una morte così improvvisa. Perché quando muori espii in un attimo tutte le tue colpe. Tabula rasa e sei un uomo nuovo. Forse a quel punto sì che gli editori avrebbero risposto in massa, ma sarebbe stato troppo tardi. Neanche la soddisfazione di godersi una risposta positiva. E poi tutta quella gente che mette le mani tra la mia roba. Ecco una cosa per cui valeva la pena rimanere vivi. La gelosia per le mie cose. Tu le tieni tutte belle in ordine e arriva uno a portartele via. Senza poter decidere di dare cosa a chi. Del resto alla fine di quel mio ultimo anno di giovinezza, non pensavo certo al mio testamento. Testamento di cosa? Per due libri e qualche film. Poi neanche il tempo di vestirsi bene. Mi avrebbero trovato in boxer e maglietta e non in smoking. Perché uno, prima di farsi trovare morto, dovrebbe avere il tempo di sistemare un po’ di cose. Dare una sistemata alla casa. Riordinare tutto ad hoc. Farsi una doccia e vestirsi bene. Diciamo con il migliore abito a disposizione.
La casa comunque se la sarebbero divisa i miei fratelli. Ma di quello non me ne importava un granchè, era solo un regalo di mia nonna, per toglierla di mano a mio padre, prima che si giocasse anche quella. Però un bel libro postumo avrebbe fatto la sua figura. Un solo libro, come il povero J.D. Ma un capolavoro. Un libro per cui valesse la pena morire, per guadagnarsi l’immortalità. Mio padre sarebbe venuto a ritirare il mio corpo, come si fa con un pacco e mi avrebbe riportato a Milano. Il funerale e tutto il resto. Avrebbe avvertito i miei amici che avrei guardato piangere. Anche perché qualche lacrima me la dovevano, chi più chi meno. Tutti avrebbero guardato Mariarita piangere più di tutti, senza capire chi fosse. - Chi era quella ragazza che si struggeva per Asdru? Paola non avrebbe versato una lacrima ed Elena forse non sarebbe neanche venuta. Gianluca avrebbe stretto mia madre. Mio padre sarebbe venuto con le carte ancore calde in tasca. Mia sorella avrebbe abbracciato mio fratello. Poi ci sarebbero stati tutti gli altri, metà dei quali accompagnati da lacrime ipocrite. E forse la dottoressa Papadia, in fondo, mi avrebbe regalato un pugno di terra.

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