67° - Tornai in camera
C’era una festa da celebrare, la mia. E con una sola invitata, la bottiglia. Io e lei, una festa intima. Mi sedetti sul letto. La situazione non era delle migliori. La solitudine iniziava ad andarmi stretta. Avevo voglia di condividere con qualcuno la mia semifelicità. Avrei potuto aspettare qualche giorno, tornare a Milano e chiamare qualche amico. La tristezza si stava riprendendo la mia testa. Mi ritrovai disteso sul letto a bere. Con il whisky che mi mangiava lo stomaco. Io bevevo lui e lui si mangiava me. Ebbi un pensiero per tutti. Per Elena. Chissà come stava e soprattutto, con chi stava. Era quasi passato un anno e sembrava una vita precedente. Per la dottoressa Papadia. Probabilmente era morta dopo tutte le malattie che le avevo augurato. Paola. Ci saranno ancora il suo profumo e i segni del suo passaggio a casa mia. La tenera Mariarita. L’unica che aveva saputo amarmi. E Pistone, sarà lì che mi aspetta per il solito Mojito alla vodka. Mentre Mario non si sarà neanche reso conto della mia mancanza. Per lui ogni cappuccino era uguale e anonimo come i suoi clienti. Chissà mio padre e il suo poker. E mia madre e il suo non pensare a mio padre. Mille immagini di pezzi di vita di quel mio ultimo anno di giovinezza. Che si sgranavano sempre più ad ogni sorso di whisky. Ero come crocifisso, a letto, con la bottiglia nella mano destra. – Complimenti Asdrubale. Auguri per il tuo libro. Me lo dicevo da solo. Del resto la bottiglia non era finita e ancora non parlarva. Ma mancava poco. Il poco che rimase lì. Mi addormentai nuovamente, vestito. La bottiglia mi scivolò di mano senza che me ne potessi rendere conto e lasciò quel che restava di lei sul pavimento. La mattina se ne andò insieme al pomeriggio senza che me ne rendessi conto.
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