55° - Era quella la...
...faccia che conoscevo bene. La faccia della sconfitta. Era la stessa espressione che ritrovavo in mio padre di ritorno dalle sue partite a poker. Io e quel lago, piatto come un mare che attende un uragano. Mio padre e il vuoto intorno ad esso dopo l’insuccesso. Dapprima capivo com'era andata, dagli eventuali regalini che venivano dopo le sue vittorie. Cose di poco conto: cioccolatini e caramelle, ma che io aspettavo con ansia. Cioccolato significava vittoria, il nulla era uguale a sconfitta. Ma con gli anni, affinai le mie capacità di analisi. Quando ormai dei dolci non me ne importava più nulla, riuscivo a capire l’esito della serata dall’espressione del viso. Il sorriso era un successo e l’inespressività era l’insuccesso. Io non trovavo nulla di buono nel poker, se non i dolci. E quella gioia per il suo ritorno. Mia madre, se ne rimaneva lì, a letto con i suoi libri, per cercare di distogliere i pensieri dal tavolo verde. Ed io rimanevo in camera con mio fratello a leggere Topolino, mentre lui ascoltava la musica che usciva dalla cuffiette del walkman e Sofonisba in camera sua, tanto per cambiare continuava a fare quello che faceva per l’intera giornata, studiare. A me dell’esito delle partite a poker di mio padre, non me ne importava poi molto. Anche perché a carte non ci sapevo giocare. Aspettavo soltanto il premio. Mio padre per me perdeva solo cioccolatini non banconote con raffigurato Bernini. Tanto valevano cinquantamila, un cioccolatino. Meno biglietti rosa, meno regalini. Più banconote, più sorrisi e più zuccheri per me. Lui non era tagliato per fare il professore, ma insegnava all’università. Non era tagliato per fare il padre, ma aveva tre figli ed una moglie paziente. In entrambi i casi ci si era ritrovato dentro. Dentro ad una vita che non era la sua. Era una mano servita quella, non poteva tirarsi indietro. Doveva giocare
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