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41° - Aveva scelto...

di Silvio Lorenzi (04/12/2006 - 11:02)

...proprio un bel ristorante per la nostra prima cena insieme. Era un giapponese vicino alle torri. Un po’ fighetto, forse, come direbbero a Milano. Ma c’era un atmosfera incantata, musica orientale e un sashimi che mai avevo trovato così buono. E poi lei. Credo d’aver avuto una faccia da ebete mentre la ascoltavo estasiato parlare di sé. Era incredibile, come due persone incotratesi per “caso” potessero avere tante cose in comune. Era tutto un ripetersi di anch’io amo quello e anche a me piace un sacco quell’altro… Ci lasciammo andare ai piaceri del vino e al piacere di stare lì a parlare. Era da tantissimo che non mi sentivo così, proprio come Elena diceva a PierFrancesco. Ma io lo tenni per me. Ci stavamo conoscendo e non mi andava di scoprirmi tutto e subito, anche se bastarono pochissime ore. Il locale era pieno come un albero da frutto in estate, ma io coglievo solo lei. Lei, con tutto il calore che spontaneamente sapeva emanare. Amavamo tantissimo il cinema e ne parlammo per metà serata. Ed era bello vederla ridere.
A fine cena, le dissi che chi non ama il whisky non ama la vita, e lei mi guardò, mi prese il bicchiere di mano e bevve un sorso di Tallisker. Fumammo un paio di sigarette insieme, mentre continuavamo nel nostro parlare di mille cose diverse. Sentirla parlare era come ascoltare la Il valzer dei fiori di Tchaikovsky. La guardavo e i miei occhi si perdevano nei suoi. E il suo sorriso, oltre allo sguardo, mi riempiva il cuore. Avrei voluto baciarla lì, davanti a tutti, ma non lo feci. Uscimmo da quel locale ormai vuoto. E rimanemmo sotto casa sua fino alle tre di notte, anche se io ci sarei rimasto fino al pomeriggio successivo. Il mio desiderio di baciarla cresceva, proporzionalmente al trascorrere del tempo. E prima che lei scendesse dalla mia auto, cercai di farlo. Per la prima volta una donna mi rifiutò. Girò il viso di lato e le mie labbra non si fermarono sulle sue, ma sulla guancia. Scappò. - Forse è meglio se vado a casa, disse. Rimasi lì sotto, immobile nella mia macchina, con quel sorriso di chi non ha mai provato quella sensazione stampato sul viso. Il rifiuto di un bacio. Del resto come si dice c’è sempre una prima volta. Ed eccola lì. Prima, ma anche ultima speravo. Ma cosa si aspetta una donna dopo che esci con lei e ti fa capire che le piaci? Sembrava palese, che almeno un bacio… E invece no, troppo facile seguire la razionalità. Il raziocinio non era parte di lei. Dopo tutti questi anni li riconosco gli occhi che ti desiderano. Quegli occhi che ti dicono di piacere. E i suoi erano cosi. Bellissimi e streganti. Lo sentivo, aveva voglia di baciarmi, ma non lo fece. Fortunata lei che riusciva a controllare i propri desideri. Ed io? Io no. Volevo sentire le sue labbra vicinissime alle mie. Sentire il suo corpo e le sue mani vicino a me. Ed eccomi lì solo, nella mia macchina. Guidando, con il sorriso di chi trova qualcosa di bello anche in quella situazione. Di chi sente crescere il sentimento nei confronti di quella bellissima Paola.

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