40° - Il lungo lago...
...sembrava un documentario di Super Quark sulla riproduzione. Ogni panchina era occupata da coppie che in quel buio, interrotto dalla luce dei lampioni, si prodigavano in calde effusioni. Le loro lingue continuavano ad assaporarsi lentamente, mentre le mani cercavano quello che è permesso cercare su di una panchina. Le luci intanto si copiavano sulla superficie di quel lago fermo e immobile come il tempo per quelle coppiette. E ad interrompere quello scenario, io e Carlo. Che, in silenzio, quasi a non voler disturbare tanto amore, passeggiavamo sulla stradina che lungo il perimetro del lago conduceva al centro del paese. – Li vedi questi? Sussurrai. – Come potrei non vederli. - Credono ancora nell’amore. – Che cosa vuoi dire? – Guarda! –Eh, ho visto. Stanno limonando. Perché? Non dirmi che non hai mai limonato su di una panchina! Io me le sono fatte tutte. Da qui, fino in centro. – Ma sì Carlo. Ti pare! – E allora che vuoi dire? – Non li vedi? Sono tutti illusi. – Illusi di cosa o da cosa? – Dall’amore. Sono tutti presi, a mettere le mani ovunque e poi magari tra dieci minuti, vanno a trovare la fidanzata. Oppure tra venti minuti si lasciano. – Si va beh, ma come sei Asdrubale. Non è che tutto deve andar per forza male. E poi forse questo discorso vale per te. Ti portavi Mariarita al parco mentre Elena era di turno all’ospedale. Abbozzai un sorriso. – No, me la portavo direttamente a casa. – Ah beh, un gentiluomo. – No, voglio dire che la felicità non è per sua natura una cosa duratura. – E chi sei adesso, un filosofo? Uhè Epicuro, non è perché ti è andata male una volta, devi vedere tutto nero. – Ma va Carlo, sono solo pragmatico. – Ma vai a cagare, tu e il tuo pragmatismo. Vedi di bere meno piuttosto e vedrai che la vita ogni tanto un sorriso te lo regala. – Ma no, è che questi ragazzini ventenni, sono conviti che tutto questo continuerà in eterno, con i loro pupazzi i loro oroscopi e le loro canzoni di Ramazzotti.
– Guarda che sei strano tu! Ma cazzo, non dirmi che dieci anni fa, pensavi che ad un certo punto le tue storielle avrebbero visto la fine. Le vivevi e basta. – Boh, forse hai ragione. – E poi, anche se uno sapesse che tutto ad un certo punto deve finire, avrà pur il diritto di vivere il momento. – Come quando ti porti a letto una per una sera. Lo sai che all’



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