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20° - Devo dire...

di Silvio Lorenzi (03/11/2006 - 10:55)

...la verità, dopo averla conosciuta, Paola mi piaceva veramente. Mi raccontò le sue vicissitudini amorose. Che tra le altre cose conoscevo bene. Ma facevo finta di niente. Ed eccoci li, i due delusi dall’amore. E le nostre delusioni sono al lago quel weekend, in un hotel cinque stelle. Cose da pensionati.
Era proprio triste povera ragazza. Come se io non lo fossi. Più mi raccontava di lui e più mi incazzavo. Cosa cavolo ci trovava Elena in quello li.  Ed io ci trovavo molto in Paola. La ascoltavo e sembrava di sentire la mia storia al femminile. Uscimmo da soli sul terrazzo. Faceva un caldo boia. Più la guardavo e più mi piaceva, forse intenerito dalla nostra comune delusione. Aveva dei jeans che le sembravano cuciti addosso, una canottiera in difficoltà nel contenere il suo bellissimo seno e i capelli neri le coprivano le spalle. Il mio primo giudizio era stato affrettato. Era fisicamente in competizione con Elena. Una bella gara. Parlammo un sacco quella sera. Era come se ci fossimo solo io e lei in quella casa. Se fosse stato veramente cosi, saremo finiti a letto insieme. Lei aveva capito di piacermi ed io avevo capito di piacere a lei. Quando le raccontai che anch’io da qualche settimana ero single, si incuriosì. Aveva parlato praticamente solo lei. Ora toccava a me. Arrivare con giri pazzeschi alla conclusione che casualmente quella sera io conoscevo lei che era l’ex fidanzata dell’attuale ragazzo della mia ex fidanzata. E lei senza rendersi conto che la cosa era un po’ pilotata da me, rimase immobile a pensare ai casi della vita. Anche se non era un caso che io fossi li in quel momento. E cosi iniziammo a comporre insieme il nostro puzzle. Tutto combaciava manco a dirlo. Nessun dubbio da parte sua, anche se era impossibile non averne. Ma forse faceva finta di niente.
Come si fa a credere al caso. Io di Milano ero fidanzato con una ragazza che mi tradiva con un tipo di Ferrara che faceva il giornalista e stava con una ragazza di Bologna che quella sera avevo incontrato a casa di un amico comune, che casualmente conosceva entrambi. Com’é piccolo il mondo. Beh alla fine era proprio un caso. L’unica cosa era che Giuseppe era stato il punto d’incontro delle nostre storie.
Uno va ad una festa racconta ad una ragazza che la fidanzata lo ha lasciato per un altro e a sua volta lei gli dice che il suo fidanzato l’ha lasciato per un’altra ragazza. E quei due altri ora stanno insieme. E a complicare tutto é che queste due coppie vivono in città diverse, ma il caso aveva voluto così.
Mi piaceva un sacco, anche se aiutato, quel destino che ci aveva fatto incontrare. E questo essere accomunati da questa comune delusione ci avvicinava. Avevamo parlato per ore e gli amici piano piano se ne andavano a casa. Erano le quattro e se ne andò anche Paola dopo avermi lasciato il suo numero di cellulare con un invito a cena per il giorno dopo. Era passato poco più d’un mese da quando io e Elena ci eravamo lasciati, o meglio mi aveva lasciato, e la sera successiva avrei consumato la mia prima cena insieme ad una ragazza che in qualche modo mi interessava. Escludo logicamente le mie amiche che per sere intere ho tediato davanti a pizze e cene varie con i miei discorsi da cuore infranto. L’unico interesse in quei casi era lo sfogo fine a se stesso. Chissà che palle per loro. Ma non lo davano a vedere.

Sentivo ancora la morbidezza delle sue labbra sulle mie guance quando la vidi arrivare al ristorante. Mi sbagliavo quando dicevo che non c’era gara tra Paola ed Elena ero partito troppo prevenuto. Arrivò ed era stupenda. La guardavo e pensavo a come si fa a tradire una ragazza cosi. La risposta era facile, visto che anch’io avevo tradito Elena qualche mese prima. Aveva un vestito leggero ed abbastanza corto ma non volgare. Due gambe affusolatissime come le sue mani. Un lucida labbra che esaltava la sua bocca, i capelli neri e lunghi e due occhi che a guardarla era come tuffarsi nell’inchiostro. Cavoli mi sembrava un onesto cambio alla pari con Pierfrancesco.
Avevo voglia di chiamare Elena e ringraziarla. Grazie d’avermi lasciato. Grazie d’esserti messa con quel citrullo. Perché solo cosi può chiamarsi uno che lascia un bell' esemplare di homo sapiens sapiens femmina. E così dopo aver passato una notte con lei, il mio andirivieni Milano-Bologna si fece più frequente con l’andar dell’estate e in qualche modo si alternava al Bologna – Milano di PierFrancesco. E mentre io e Paola passavamo ore di sesso indimenticabili, di contro Elena e Pierfrancesco passavano minuti o forse secondi di qualcosa che non si avvicina al sesso. Non vorrei sminuire il tabagista, ma una volta purtroppo li ho sentiti far l’amore a pochi centimetri da me, visto che ero sotto il letto, e li ci sono rimasto per una notte. Nascosto.

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