018- Non scoprii le...
...mie carte. Ero lì per caso e non per lei. Almeno questo era quello che doveva sembrare. Una serata come le altre, con persone più o meno interessanti. Ma io dovevo solo mettere le basi per portarmi a letto Paola. Che messa così uno si potrebbe chiedere, come si fa? Non c’é una prassi per fare del sesso con una ragazza, capita e basta. E non capitò quella sera. Devo dire la verità, dopo averla conosciuta, Paola mi piaceva veramente. Mi raccontò le sue vicissitudini amorose. Che tra le altre cose conoscevo bene. Ma facevo finta di niente. Ed eccoci lì, i due delusi dall’amore. E le nostre delusioni erano al lago quel weekend, in un hotel cinque stelle. Cose da pensionati. Era proprio triste povera ragazza. Come se io non lo fossi. Più mi raccontava di lui e più mi incazzavo. Cosa cavolo ci trovava Elena in quello lì. Ed io ci trovavo molto in Paola. La ascoltavo e sembrava di sentire la mia storia al femminile. Uscimmo da soli sul terrazzo. Faceva un caldo boia. Il mio cellulare squillò in perfetto sincronismo per interrompere quell’idillio. Più la guardavo e più mi piaceva, forse intenerito dalla nostra comune delusione. Aveva dei jeans che le sembravano cuciti addosso, una canottiera in difficoltà nel contenere il suo seno e i capelli neri le coprivano le spalle. – Scusami un secondo Paola. – Pronto! –Ciao Asdru, sono Elena. Mi allontanai. – Che c’è? Dissi scocciato. – No scusami ti volevo chiedere una cosa. – Eh, dimmi! – Ma in questi giorni sei entrato a casa mia? – Cosa? – Sei venuto qui, quando io non c’ero? – Ma che cavolo dici? Va bene che non sono molto equilibrato ultimamente, però questo mi sembra troppo. – No, è che magari volevi riprenderti le tue cose. – Guarda, quelle cose portale alla Caritas, che così magari qualcosa di buono salta fuori da questa situazione. – Sicuro, che non sei entrato? – Ancora! No! Ma cosa ti salta in mente. E poi non ho più le chiavi di casa tua, non te lo ricordi, te le ho ridate. – No, non me lo ricordo. Scusami è che stanotte ho trovato la porta d’ingresso spalancata e mi sono spaventata. – Ma ti pare che potrei fare una cosa del genere? Si vede in fondo nonostante tutto non mi conosci. – Va bene lascia stare. Come stai? – Bene sono ad una festa a Bologna. – A Bologna? E come mai lì? – Perché la festa e qui. E perché se no? – Va bene scusami allora. Ti lascio alla tua festa. – Ciao. Come finì la telefonata cercai di riportare il mio cervello al punto in cui era rimasto, senza darle il peso che meritava. Intanto, il mio primo giudizio era stato affrettato. Paola era fisicamente in competizione con Elena. Una bella gara. Parlammo un sacco quella sera. Era come se ci fossimo solo io e lei in quella casa. Se fosse stato veramente così, saremo finiti a letto insieme anche se ero in piena fase Rewind. Lei aveva capito di piacermi e io avevo capito di piacere a lei. Quando le raccontai che anch’io da qualche settimana ero single, si incuriosì. Aveva parlato praticamente solo lei. Ora toccava a me. Arrivare con giri pazzeschi alla conclusione che casualmente quella sera io conoscevo lei che era l’ex fidanzata dell’attuale ragazzo della mia ex fidanzata. E lei senza rendersi conto che la cosa era un po’ pilotata da me, rimase immobile a pensare ai casi della vita. Anche se non era un caso che io fossi li in quel momento. E cosi iniziammo a comporre insieme il nostro puzzle. Tutto combaciava manco a dirlo. Nessun dubbio da parte sua, anche se era impossibile non averne. Ma forse faceva finta di niente. Come si fa a credere al caso. Io di Milano ero fidanzato con una ragazza che mi tradiva con un tipo di Ferrara che faceva il giornalista e stava con una ragazza di Bologna che quella sera avevo incontrato a casa di un amico comune, che casualmente conosceva entrambi. Com’é piccolo il mondo. Beh alla fine era proprio un caso. L’unica cosa era che Giuseppe era stato il punto d’incontro delle nostre storie. Uno va a una festa racconta a una ragazza che la fidanzata lo ha lasciato per un altro e a sua volta lei gli dice che il suo fidanzato l’ha lasciato per un’altra. E quei due altri ora stanno insieme. E a complicare tutto é che queste due coppie vivono in città diverse, ma il caso aveva voluto così. Mi piaceva un sacco, anche se aiutato, quel destino che ci aveva fatto incontrare. E l’essere accomunati da questa comune delusione ci avvicinava. Avevamo parlato per ore e gli amici piano piano se ne erano andati a casa. Erano le quattro e se ne andò anche Paola dopo avermi lasciato il suo numero di cellulare con un invito a cena per la sera successiva. Era passato poco più d’un mese da quando Elena ed io ci eravamo lasciati, o meglio mi aveva lasciato, e la sera successiva avrei consumato la mia prima cena insieme ad una ragazza che in qualche modo mi interessava. Escludo logicamente le mie amiche che per sere intere ho tediato davanti a pizze e cene con i miei discorsi da cuore infranto. L’unico interesse in quei casi era lo sfogo fine a se stesso. Chissà che palle per loro. Ma non lo davano a vedere.



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