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Shuffle - 3

di Silvio Lorenzi (27/06/2007 - 15:54)


Mi sentivo come se la persona che più avevo amato nella mia vita, si sposasse domani. Ma non con me. E purtroppo era così. Confuso, annichilito e innamorato di una cosa che non mi apparteneva più. Innamorato del ricordo e non della persona. Innamorato di ciò che sarebbe potuto essere e non di ciò che era stato. Il vuoto, un vuoto non quantificabile. Di quello spazio troppo ampio per una persona sola. Un vuoto non colmabile e non tangibile. Un vuoto solo mio. E’ quello, ciò che mi rimaneva di lei. Un vuoto presente, quando il pieno non c’era più. Il pieno era lei. Ma del resto il destino raramente sbaglia. Perciò, quasi grato a lui, aspetto ciò che mi regalerà e non ciò che sapientemente ha saputo togliermi. Però avrei voluto togliermi la soddisfazione dell’americanata. “ Se qualcuno ha qualcosa da dire, parli adesso o taccia per sempre” e boom, apro la porta della chiesa con un calcio, la gente si gira tutta verso di me. Imbambolati ad aspettare ciò che verrà. Ed io sparo una bella bestemmia. Giusto per far capire subito quali sono le mie intenzioni. Lei mi guarda con gli occhi di chi ha paura di ciò che non conosce. La mia parte nascosta. “ Non è lui, la persona che devi sposare, stai sbagliando e lo sai” avrei detto camminando verso l’altare. “ E lei come si permette?” avrebbe detto il padre di lui. Ed io gli piazzo un bel pugno in piena faccia, e lo lascio a terra, genuflesso davanti al Cristo e di fronte a tutti gli invitati, in parte divertiti. Lo sposo non avrebbe mosso un dito. Avrei dato una spinta al giovanotto incredulo che avrebbe volto lo sguardo verso gli invitati come a cercar aiuto e io mi sarei rivolto al prete. “Ora lei continui pure la sua funzione. Lo sposo ora sono io” . La sposa non avrebbe fatto niente. Sarebbe rimasta immobile. Il prete balbettando “ Ma lei, lei non può far irruzione in questo modo. E poi lei chi è?” – “Sono l’uomo che la sposa ama” – Ma, ma non capisco e poi…” – “Ho capito, cercheremo un’altra chiesa”. L’avrei presa per mano per portarla verso l’uscita, mentre lei avrebbe guardato gli invitati ed il prete, cementati sul proprio posto e fissi su di me. Fuori ci attendeva un bella auto cabrio, quanto di più cinematografico per una scena simile. Con il velo al vento e un forte senso di liberazione e libertà.

Foto - Adamo ed Eva - Olio su tela - Elena Ferrari 2004

Tag: Matrimonio

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