Repetita Iuvant - 10

Degnai della mia presenza il bar dell’albergo. Era mezzo vuoto. Mentre l’altra metà era riempita dal solito Antonio, più pieno d’alcol di quanto non lo fosse tutto il bar. Lui si che era un vero professionista. Riuscivo quasi a stimarlo per quello. E in qualche modo prima o poi ci saremmo ritrovati in un’anonima stanza arredata di sole sedie disposte a cerchio, con lui che inaugurava le serate. – Ciao sono Antonio ed anch’io sono alcolizzato. La consapevolezza. Era quella che mancava a me. Ma prima o poi sarebbe arrivata. – E tu piccolo Asdrubale, cosa vuoi fare da grande? – Lo scrittore maestra. E invece eccomi qui a mangiare una cotoletta poco prima che la notte si mangi me. E prima della notte era l’alcol che mi portava via pezzi di cervello a morsi. Ma era ora di darsi una svegliata. Di battere seriamente le dita su quella vecchia Royal che fino a qualche settimana prima teneva sveglio metà di quel vuoto albergo. Ma nulla che veramente valesse la pena di essere riletto. Scrivi Asrubale, scappa Asrubale, scrivi. Scappa dalla realtà con quelle parole che ben in ordine sapevi mettere su quei fogli bianchi. Eri lì per fuggire, leggere, scrivere. E invece guarda come sei ridotto. Non hai una sola idea per finire “L’albero dalle ciliegie azzurre”. Incompiuto. Come la maggior parte delle cose che dalla tua testa si materializzano su quei fogli che tieni in ordine sulla scrivania. Hai toccato il fondo ed è ora di riemergere.



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