Repetita Iuvant - 4
– Asdru, vieni… Mariarita mi guardava da dietro la casetta di Biancaneve. Aveva una canottiera blu bagnata che restituiva il suo acerbo profilo. – Vieni Asdrubale, dai che non c’è nessuno. Mi guardai intorno come un ladro e la seguii dentro il magazzino. Era pieno di tutto quello che serve per tenere in ordine la casa e di tutto lo spazio che la circondava. Ogni oggetto mi riportava l’immagine del suo utilizzo. C’erano cose appese a tutte le pareti. Anche sopra il tavolo a cui era appoggiata Mariarita. – Ma sei pazza, se ci vedono? – Non preoccuparti dai, sono tutti presi con i loro gavettoni. La mia lingua bagnò le mie labbra come se fosse un gesto incondizionato a quello che stava per venire. – Se arriva Aless… Non mi fece finire. La sua bocca ora era tutta per me, mentre il suo corpo aderiva al mio facendomi sentire la sua pancia piatta e bagnata. Ci appoggiammo al tavolo mentre vedevo andar via la sua canottiera. – Dai spogliati. – Tu sei pazza. Le dissi mentre mi toglievo la maglietta. Quel senso di precarietà faceva aumentare la mia e la sua eccitazione. E l’idea di essere divisi dagli altri da delle tavole di legno mi faceva sorridere. Sapevo bene che quella era una delle situazioni che preferivo. E non ero nuovo dal fare l’amore poco lontano dagli occhi altrui. Una volta ero anche stato interrotto sul più bello da mia nonna. Alice, la mia ragazza di allora, venne a studiare a casa mia. Ma c’era poco di universitario in noi, se non la voglia di unire i nostri corpi. I libri in quel giorno e nei molti altri che sarebbero seguiti, furono messi da parte dopo pochi minuti. Mia nonna, che dopo un interevento si era trasferita da noi per un periodo, fu svegliata dal suo sonnellino pomeridiano dai gemiti di Alice, che io cercavo di contenere. E quando spalancò la porta preoccupata. – Che succede? L’immagine fu quella di Alice che faceva il rodeo sopra di me gridando frasi di ogni tipo e io che con una mano cercavo ti tenerle chiusa la bocca, mentre l’altra tentava di contenere una delle due tettone che roteavano davanti ai miei occhi e agli occhi di mia nonna incredula. – Sporcaccioni. Ci bloccammo entrambi come in una foto, guardando la faccia della nonna. Lei richiuse la porta e se ne andò. Sfilai Alice da me e mi infilai un paio di jeans per nascondere in parte la mia erezione. L’idea di ritrovare dietro la porta la nonna svenuta non mi diede la possibilità di continuare a studiare con Alice. La sentivo parlare da sola in cucina. Era seduta in compagnia di un bicchier d’acqua e di un paio di pillole delle sue. – Nonna, la prossima volta bussa. – Ah, ora è colpa mia. Andatele a fare da un'altra parte quelle cose. – Ma sono a casa mia, dove dovrei andare? Almeno potevi bussare. – Con tua nonna in casa ti metti a fare quello cose lì. Ma dico io. E poi mi sono preoccupata. Sentivo quelle grida fino in camera mia, vi sembra il modo? – Eh nonna…- E poi lo dicevo io che quella l’era un truiun – Ma dai cosa dici, smettila. – Sì, con quelle tette così grosse, non può essere niente di buono. – Va beh, ora calmati e non farmi preoccupare. La lasciai alle prese con le sue pastigliette e il suo brontolare tra lei e lei. Nel mio letto intanto Alice non sapeva più dove nascondersi. – Che vergogna As. – Dai non preoccuparti. – Sì, e ora come esco da casa tua? Chissà tua nonna cosa dice. Ma niente, si è scusata. E poi con quel poco che ci vede, non avrà visto molto. Diedi un giro di chiave alla porta mi tolsi i pantaloni e mi allungai a letto con Alice ancora nuda. Era bollente. Pareva scottarsi a toccarla. – Allora, dove eravamo rimasti? – No As, no mi va più. – Come non ti va più? – No, vado a casa. Nel tempo che io ci misi a rimettermi le mutande lei era già vestita. Mi diede un bacio, recuperò le sue cose e uscii dalla mia stanza. – Ciao As. Mia nonna intanto rimaneva in cucina a ripassare nella sua mente l’immagine di quella ragazza che si dimenava sopra al nipote. – Buonasera signorina. Disse mia nonna vedendola uscire. E la porta si chiuse. Con Mariarita invece nessuno fece irruzione a sorpresa e tutto si consumò come se nessuno ci potesse disturbare. Mettemmo fine alla nostra passione in pochi minuti e ritornammo in giardino come se nulla fosse successo. Pronti a continuare il gioco di tutti.



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