Marzo 2007

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96° - I nostri occhi...

di Silvio Lorenzi (14/03/2007 - 14:35)

...erano tutti per lui mentre le nostre orecchie cercavano di fuggire da lì. Dopo un paio di minuti Alberto era ancora intento a cercare la bottiglia. – Guarda, è lì in alto a sinistra. – Ah, sì sì. Grazie. Grazie dottore. Mi ero guadagnato l’appellativo di dottore, solo perché mi aveva sentito scrivere con la mia Royal. Versò una quantità di whisky quasi fosse birra. – Basta, basta. – Oh, scusi. – Va bene così. – Volete il ghiaccio? – No, lisci sono perfetti. Lui mi guardò e fece la faccia contenta di chi aveva soddisfatto il cliente e aveva fatto bene il suo lavoro. – Certo che ti dovranno pubblicare il libro solo per essere riuscito a scriverlo in questa sorta di albergo fuori dal tempo. – Speriamo. Ogni scusa è buona, se serve a giustificare una pubblicazione. Antonio non c’era. Ma si sarebbe palesato poco prima di mezzanotte per finire una delle bottiglie già aperte. – E la Contessa che fine ha fatto? – Boh, sarà andata a dormire. Mio padre mi si avvicinò. – Certo che qui sembrano fare le selezioni al contrario. – In che senso? – Come in che senso? Guarda che gente. E’ difficile trovare un posto così. In questo devo dire che hai del merito. Se ci fosse stata una classificazione degli alberghi al contrario, avrebbe preso meno due stelle. – Allora hai deciso, parti? – Dopo aver visto Renato all’opera ne sono sempre più convinto. E poi domani ho lezione. – Che pazienza. – E sì, ci vuol pazienza. No, volevo dire… che pazienza i tuoi studenti. – Mi devono sopportare ancora per poco. – Una volta che sarai in pensione anche i muri si ricorderanno di te. Buttò giù un buon sorso di whisky che lo sentì rigargli la gola. – Sai che soddisfazione dopo decenni di insegnamento. – Beh, io che dovrei dire? – Per te parleranno i tuoi libri. In fondo si scrive anche per quello, per lasciare un segno. O sbaglio? Buttai gli occhi nel bicchiere e ne trangugiai un sorso. – Sì, forse hai ragione. Prima però bisogna scriverlo un libro, che dici? – Tu l’hai fatto, vedrai che qualcuno ti darà retta. Tieni duro. Ora è meglio se vado. Questo bevilo tu, che ti fa bene. Ti purifica dai pensieri negativi. - Se aspetti qualche minuto arriva anche Carlo, così te lo presento. – E chi è? – E’ il figlio del proprietario, mi è stato molto amico. – Ah perchè sto posto c’ha pure un proprietario…? Non prendertela, ma devo proprio andare, ci sarà un’altra occasione. – Sì ma io tra qualche giorno me ne torno a Milano. – Va beh, vorrà dire che quando ti pubblicheranno il libro verremo a festeggiare qui con quel Carlo. E poi pretendo Renato. Uscimmo da lì e lo accompagnai alla macchina. Il saluto si risolse in un vigoroso abbraccio. Lo guardavo allontanarsi mentre la solitudine sembrava ricoprirmi nuovamente come un lenzuolo. Erano passati pochi secondi e mio padre già mi mancava. Ancora pochi giorni e lo avrei ritrovato a Milano. I passi intanto mi avvicinavano al mio whisky, mentre la musica di Renato mi veniva incontro. Mi sedetti di fronte al bancone, guardando i quattro tedeschi buttar giù litri di birra. Trangugiai l’ultimo sorso, e dietro le ultime gocce di whisky, apparve Carlo.

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