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94° - La cena con...

di Silvio Lorenzi (09/03/2007 - 11:58)

...mio padre scivolò via veloce. E i nostri discorsi ci accompagnarono fuori dal ristorante. Mi concesse l’onore di offrirgli la cena. La prima della mia vita. Non ci avevo mai pensato. Ma il fatto che fosse sempre lui a pagare, era quasi un automatismo. L’atto mi fece sentire uomo. Del resto ancora pochi giorni e sarei entrato negli enta. Era anche ora che mi svegliassi. Lui per me, uomo lo era sempre stato. Lo ricordavo da sempre così. E se non avessi guardato qualche foto ogni tanto, non gli avrei visto neanche le rughe. Mentre io ai suoi occhi ero stato anche bambino, adolescente, ragazzo. Credo che il mio gesto in qualche modo l’abbia emozionato. Era avaro di sentimentalismi, ma li lasciava trasparire a modo suo. Come quella volta che alla fine della cerimonia per il giuramento al militare mi guardò dentro la mia divisa perfettamente stirata. Mi diede una pacca sulla spalla dicendomi – E’ incredibile, sembra ieri che mio padre era qui al mio posto ed ora tu sei me e io sono lui. I suoi occhi non mi regalarono lacrime, ma ne era pieno il suo cuore. Rimasi attonito e non riuscii a buttar fuori una sola parola. Il massimo fu un sorriso. Ma c’eravamo capiti benissimo. Il lungo lago intanto faceva da sfondo per il ritorno verso l’albergo. Non c’era più molta gente e le coppiette erano andate a limonare altrove. Ora c’erano solo persone solitarie con il proprio cane. – Sai, alla fine non è male questo lago. Potrei comprarmi una casa, prendermi una barchetta e trasferirmi qui una volta in pensione. – Ma se hai sempre odiato il lago. Dicevi che ti sembrava un posto triste. – Beh uno può sempre cambiare idea. Ci si abitua a qualsiasi cosa. – Se lo dici per parlare va bene, ma tanto lo sappiamo entrambi che la tua  Milano non la lascerai mai. E poi qui tutto solo, che palle. – Senti chi parla, l’uomo della folla. Gli diedi un colpetto con la mano sulla spalla. – Che c’è, ti sei offeso? – No, è che mi viene da ridere. Io qui ci sono venuto per un tempo e un obiettivo definiti. Più o meno. Tu qui dopo un mese scappi. – Non pensare di essere molto diverso da tuo padre. E poi potresti sempre venire a trovarmi. Magari con la tua fidanzata. – Dai, non farmi ridere. – Ma sì… - Con quale? Vedi qualche donna di fianco a me? – Ci sarà, non preoccuparti. Il problema era che in quel momento non riuscivo ad immaginarla. Non sapevo neanche se sarebbe stata bionda o mora, figuriamoci il resto. – Beh, ci porti tuo fratello, così magari si schioda da Londra. O tua sorella, almeno ogni tanto vede suo padre. – Con lei sì che ti divertiresti, ti porta l’uomo poltrona e sei a posto. Atteggiò le sue labbra al sorriso. – Compro una bella televisione così lui è sistemato. Ma dove l’ha trovato quello lì? – Credo ci fossero i saldi. – Però è una bravo ragazzo. – Beh, ci mancherebbe non fa niente. Lavora e dorme. Almeno si drogasse ogni tanto.

Tag: Padre,cena,lago,fratelli

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