92° - Mariarita mi guardava...
...da dietro la casetta di Biancaneve. Aveva una canottiera blu bagnata che restituiva il suo acerbo profilo. – Vieni Asdrubale, dai che non c’è nessuno. Mi guardai intorno come un ladro e la seguii dentro il magazzino degli attrezzi. Era pieno di tutto quello che serve per tenere in ordine la casa e di tutto lo spazio che la circondava. Ogni oggetto mi riportava l’immagine del suo utilizzo. C’erano cose appese a tutte le pareti. Anche sopra il tavolo a cui era appoggiata Mariarita. – Ma sei pazza, se ci vedono? – Non preoccuparti dai, sono tutti presi con i loro gavettoni. La mia lingua bagnò le mie labbra come se fosse un gesto incondizionato a quello che stava per venire. – Se arriva Aless… Non mi fece finire. La sua bocca ora era tutta per me, mentre il suo corpo aderiva al mio facendomi sentire la sua pancia piatta e bagnata. Ci appoggiammo al tavolo mentre vedevo andar via la sua canottiera. – Dai spogliati. – Tu sei pazza. Le dissi mentre mi toglievo la maglietta. Quel senso di precarietà faceva aumentare la mia e la sua eccitazione. E l’idea di essere divisi dagli altri da delle tavole di legno mi faceva sorridere. Sapevo bene che quella era una delle situazioni che preferivo. E non ero nuovo dal fare l’amore poco lontano dagli occhi altrui. Una volta ero anche stato interrotto sul più bello da mia nonna. Alice, la mia ragazza di allora venne a studiare a casa mia. Ma c’era poco di universitario in noi, se non la voglia di unire i nostri corpi. I libri in quel giorno e nei molti altri che sarebbero seguiti, furono messi da parte dopo pochi minuti. Mia nonna, che dopo un interevento si era trasferita da noi per un periodo, fu svegliata dal suo sonnellino pomeridiano dai gemiti di Alice, che cercavo di contenere. E quando spalancò la porta preoccupata… – Che succede? L’immagine fu quella di Alice che faceva il rodeo sopra di me gridando frasi di ogni tipo e io che con una mano cercavo ti tenerle chiusa la bocca mentre l’altra tentava di contenere una delle due tettone che roteavano davanti ai miei occhi e agli occhi di mia nonna incredula. – Sporcaccioni. Ci bloccammo entrambi come in una foto, guardando la faccia di mia nonna. Lei richiuse la porta e se ne andò. Sfilai Alice da me e mi infilai un paio di jeans per nascondere in parte la mia erezione. L’idea di ritrovare dietro la porta la nonna svenuta non mi diede la possibilità di continuare a studiare con Alice. La sentivo parlare da sola in cucina. Era seduta in compagnia di un bicchier d’acqua e di un paio di pillole delle sue. – Nonna, la prossima volta bussa. – Ah ora è colpa mia, andatele a fare da un'altra parte quelle cose lì. – Ma sono a casa mia, dove dovrei andare. Almeno potevi bussare. – Con tua nonna in casa ti metti a fare quello cose lì. Ma dico io… e poi mi sono preoccupata. Sentivo quelle grida fino in camera mia, vi sembra il modo. – Eh nonna…- E poi lo dicevo io che quella li “l’era un putanun”. – Ma dai cosa dici, smettila. – Si con quelle tette così grosse, non può essere niente di buono. – Va beh ora calmati e non farmi preoccupare. La lascia alle prese con le sue pastigliette e il suo brontolare tra lei e lei.



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