Marzo 2007

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Appunti sparsi 4

di Silvio Lorenzi (02/03/2007 - 14:59)

Era come una sirena uscita dall’acqua all’improvviso, così, senza avvertire. Neanche una telefonata, un bigliettino. Io ero intento a far andare avanti il mio windsurf e lei, guardandomi con quegli occhi dello stesso colore del lago intorno a noi, mi salutò. Rimasi lì, immobile sulla mia tavola, come le bomboniere a casa di mia nonna, ferme li da trentanni. Mi girai per seguire il vento. Dopo due secondi rivolsi lo sguardo nuovamente verso di lei per controllare che non fosse un sogno. E lei era ancora li che mi guardava. Accennai un timido sorriso e lei fece lo stesso, ottenendo un risultato migliore del mio. Riagguantai il vento e quando rindirizzai lo sguardo verso di lei, mi accorsi che non c’era più. Era pura immaginazione, pensai per un secondo. Invece no. Eccola lì, che cammina verso la spiaggia. E quella sua figura si univa alla bellezza del paesaggio. Era tuttuno. I colori del lago e quello dei suoi occhi, il vento che si faceva spazio tra i suoi capelli e la spiaggia deserta color della sua pelle. Una sirena. Purtroppo però non mi allietava con il suo canto. Il tutto, tanto per cambiare o meglio, come al solito, assunse un’altra luce quando, da dietro la mia vela, vidi che si andava a sdraiare accanto a quello che sicuramente era il suo ragazzo. Anche lui che si confondeva con il paesaggio e soprattutto con le montagne che vedevo dietro di lui. E così, tra delusione e gratitudine per i secondi di felicità regalatemi, mi rimisi seriamente a domare il vento con i miei cinque metri di vela.

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