Febbraio 2007

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Febbraio 2007
Pagine:

88° - Con la dovuta pazienza...

di Silvio Lorenzi (27/02/2007 - 00:01)

...sarebbe arrivato anche il matrimonio. Paola dopo sei mesi iniziava a fantasticare concretamente. Cosa serviva per coronare quella nostra unione? Se fosse stato per me sarebbero bastate poche cose. Un comune, un po’ di amici e qualcosa da mangiare. Ma sarei dovuto scendere presto a compromessi. Il comune prese le sembianze di una cattedrale, gli amici divennero molti e le due fette di torta sarebbero diventate un ristorante della guida Michelin. Passi per il resto, ma la chiesa la volevo scegliere io. Sentivo che l’unico prete che avrebbe avuto l’onore di farci da cerimoniere sarebbe stato Don Giuseppe. Era il parroco di una piccola chiesa vicino alla casa di mia madre. Rimbalzò agli onori della cronaca, con tutto il mio apprezzamento, quando esasperato da due piccioni che svolazzavano in chiesa da settimane, prese un fucile da caccia e gli sparò. Come avrebbe fatto un cacciatore in aperta campagna con un fagiano. E ogni volta che entravo nella sua chiesa, non potevo far a meno di alzare gli occhi verso la volta, per scorgere le due rose di pallini che avevano lasciato il loro segno. Quasi fossero due affreschi del Masaccio. Dopo il fattaccio, fu rimosso dall’incarico e mandato altrove. Ma poi fu rimesso al suo posto. La comunità, come si dice, era divisa tra chi aveva ricevuto un regalino di merda dall’alto e chi non riusciva a comprendere il gesto. Io, sorridevo e basta senza giudicare. Immaginavo solo la scena, di quelli che uscivano di casa con il loro vestito della domenica, per farci ritorno arricchiti di qualche ricordino maleodorante. E poi Don Giuseppe. Le aveva provate tutte. Lasciava aperte le porte. Inseguiva i piccioni con la scopa. E loro rimanevano lì, pronti a dare il meglio di sè in testa alla gente. Di tutto quel casino la cosa più strana mi sembrava “il dove aveva trovato un fucile da caccia a Milano” o meglio che cosa “se ne faceva”. Forse la Curia dotava le parrocchie di un fucile per far fronte ad emergenze come quelle. Comunque era Don Giuseppe o meglio come dicevano i giornali locali “Il prete cecchino”,  la persona giusta per celebrare il mio eventuale matrimonio. Ma niente, la proposta fu bocciata. Una chiesetta della provincia bolognese sembrava più adatta. Cedetti anche sulla data. In fondo il mio procrastinare l’evento era una banale scusa per non prendermi l’impegno, nonostante sentissi che Paola era la persona con cui volevo creare una famiglia. Così trecentosessantacinque giorni mi sembravano un tempo adeguato. Il tempo per riordinare la mia vita. Ma senza tanti fronzoli e discussioni con gli amici già sposati o in procinto di farlo sulle nostre scelte per la cerimonia. In fondo, non c’era una data. Ma solo divagazioni di due innamorati. L’anello era ancora lontano dall’arrivo. Probabilmente ne parlavamo solo per dare concretezza al nostro rapporto.

Tag: fucile,piccioni,chiesa,matrimonio

Vota questo post