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73° - Mio padre invece...

di Silvio Lorenzi (31/01/2007 - 15:38)

...si sentiva padre con trent’anni di ritardo. Ed ora era a cena con uno dei suoi figli. Il più “strano” dei tre. Lo avevo pensato spesso in quelle settimane, ferme come il lago. Avevo avuto modo di riflettere sul nostro rapporto, su come in qualche modo gli sarei dovuto essere riconoscente. In fondo. Non lo giudicavo più. Lo vedevo solo come un padre. Come il mio. Mi ero preparato un bel discorso. Una bella sequenza di parole da carie ai denti. Qualcosa che mandasse in sollucchero me, prima di lui. Qualcosa che non poteva non finire in abbraccio. Ma l’abbraccio me l’ero già giocato. E ora tutte quelle frasi rimanevano nascoste, sotto le pietre del mio cervello. E tutto era come prima. Uno di fronte all’altro, in uno dei tanti ristoranti. E credo sia stato lo stesso per lui. Era venuto fin lì per sfoderare l’excalibur dei discorsi. Qualcosa che avrebbe cambiato il nostro rapporto, ma niente. Del resto non era mai stato un amico. Non era Gianluca, non era Paolo, ma solo mio padre. Quello che mi aveva portato via dai miei amici di infanzia. Quello che a poker si era giocato anche un pezzo della mia vita. Ma, nonostante tutto, il tempo aveva sedimentato una parte di vita che aveva coperto l’altra. Erano lontani i momenti in cui vedevo piangere mia madre.
- Vostro padre è malato. Disse mia madre piangendo. E io guardavo i miei fratelli senza riuscire a comprendere la gravità della cosa. Rimanemmo poi tutti e tre imbambolati a guardare mia madre. – E di cosa è malato? Disse Sofonisba con voce tremolante mentre Annibale addrizzava le orecchie ed io mettevo a fuoco le lacrime di mia madre. – Di una cosa grave. – E quanto grave? Rispondemmo in coro. – Molto grave. Io nella mia testa feci un rapido elenco delle malattie che conoscevo, ma non riuscivo ad associarne a mio padre. – E’ malato di gioco d’azzardo. – Mamma e che malattia è? Dissi io, senza capire. – Non riesce a fare a meno di giocare puntando soldi. Disse mia sorella. E io mi cucii in faccia un bel sorriso mentre le lacrime erano ancora su quella di mia madre. – Mamma, ma che scherzo è? Lo capii meglio con il passare degli anni. Ora comunque a detta sua, mio padre non era più malato. Era un padre rinato. Ripulito dalla sua malattia.


 

FOTO - Ritratto - Olio su tela - 50 x 40 - Elena Ferrari 2005

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