Gennaio 2007

DLMM GVS
1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Gennaio 2007
Pagine:

72° - Ed Elena?

di Silvio Lorenzi (30/01/2007 - 00:01)

Cosa le avrei detto? – Sai amore, aspetto un figlio da Mariarita? – Ah che bello, avete già pensato al nome? No, nulla di tutto questo. Avrei dovuto lasciarla. E ritrovarmi padre di un figlio che non volevo. Almeno non in quel momento e in quel modo. Magari sarebbe stata contenta e non avrebbe avuto il pensiero di come lasciarmi. Avrei fatto tutto da solo e le avrei fatto un favore.
- Ma com’è possibile, siamo stati attenti? Vero Asdru, siamo stati attenti. – Eh sì, sì siamo stati attenti. Il mio cervello intanto continuava a ricostruire l’immagine dell’ultima volta. Era un sabato sera. Con Elena avevamo organizzato una cena tra amici a casa sua. Una serata piacevole, nonostante il monotematico parlare dei medici. Finita in orizzontale con Elena, appena gli amici se ne sono andati. E non mi ricordo per quale scherzo del destino quella sera non mi fermai a dormire da lei, come facevo spesso. Tornai a casa, in quella Milano tenuta ancora viva dalla notte. Accesi il computer per annotare qualche idea, traendo spunto dalla serata. Il mio cellulare si illuminò mettendo in risalto il nome di Mariarita. Le avevo detto più volte di non chiamarmi di notte, perché non sarei riuscito a mettere in piedi una scusa plausibile con Elena per quella chiamata. Ma Mariarita era euforica dopo una serata passata in discoteca con alcuni amici. E l’alcol le aveva fatto dimenticare le regole base del nostro rapporto. - Ciao Asdru, che fai, sei sveglio? – Ciao, Rita perché urli? Sono in giro con un po’ di amici. Disse sorridendo. Mi piaceva quel suo sorriso fatto di parole. – Sono sotto casa tua. Sei a casa? – Sì, ma ti ho detto un sacco di volte di non chiamarmi di notte. – Scusami, è che avevo voglia di sentirti. Sei solo? – Sì, solo con il computer e il mio Beethoven. – Dai allora ti passo a trovare. – Ma… - Dai, solo un saluto. Non riuscii a dire di no, mentre la sentivo salutare i suoi amici. Chissà cosa pensavano di me. Dopo due minuti la ritrovai di fronte alla porta di casa mia. Era qualcosa di stregante, chiusa nella sua gonna e con quelle gambe magre avvolte nelle autoreggenti. Qualcosa di non volgare. Qualcosa di bello. Di sensuale. Avrebbe potuto avere chiunque, ma scelse me. Mi saltò in braccio, come avrebbe fatto un bambino. Mi baciò mentre la sinfonia numero sei era in piena tempesta e faceva stridere i propri violini. E così era lei. Aveva voglia di me e non me lo nascondeva mai. Le sue gambe magre si facevano spazio tra le mie. Mentre le mie mani accarezzavano la sua pelle liscia come una ciliega. Era tutta da mangiare, da assaporare. Qualche ora prima l’avevo fatto con Elena ed ora mentre la mia metà dormiva sola a casa sua, io mi completavo con Rita. Fino a che il sole non riprese possesso del cielo. Ricordavo solo l’eccitazione e non se avevo fatto qualcosa di sbagliato. Qualcosa per cui ora mi dovevo sentire padre. Ricordo poi di aver aperto il portafoglio per sfilarne una banconota da cinquanta per pagare il taxi che avrebbe riaccompagnato a casa Rita. Era un brutto gesto quello. Qualcosa che Rita non meritava. Era come pagare lei e non l’anziano tassista che, a bocca aperta, l’avrebbe portata fino a casa.

FOTO - Madonna - 80 x 40 - Olio su tavola - Elena Ferrari 2000

Tag: figlio,taxi

Vota questo post