61° - Probabilmente...
...Paola andava assaporata poco per volta, come un buon vino. Parte di esso, però, l’avevo fatto cadere fuori dal bicchiere. Era come non poter fumare l’ultimo tiro di sigaretta. Come rinunciare all’ultimo boccone. Avevo perso l’opportunità di sentirla parte di me. L’avevo versata, facendo la figura dell’ubriacone. Cosa che ancora non ero. Era lì, per me. Ed io ero altrove, nel mondo del sonno. Chissà cosa pensava? O aveva pensato? Forse ancora niente. Non aveva ancora avuto modo di realizzare e analizzare i fatti. Dormiva. Mentre io guidavo verso la mia banca. Verso le mie sbarre. E vedere Milano venire verso di me, significava tornare alla normalità. Lei era troppo, per essere reale. Ci voleva la mia città. Il ricordo di Elena, l’amicizia di Gianluca, il cappuccino di Mario, la mani di Mariarita. E ancora: il poker e mio padre, mia madre e le sue lamentele, L’albero dalle ciliegie azzurre e il Moijto di Pistone. Le mie corse serali e la mia vicina bionda, il lavoro alienante e la voglia di cambiare. Paola no. Non faceva parte di tutto questo. Lei era in una vita parallela. Un’altra storia, un’altra casa, un’altra città. Entrare a Bologna era come fare un salto spazio-tempo. E quella macchina, che mi stava riportando da dove ero venuto, aveva delle qualità che fino a quel giorno non conoscevo.



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