48° - Un effetto placebo.
Ecco di cosa era capace quella bottiglia. Illudermi. Creare in me false speranze di guarigione da un amore finito. Elena intanto, aveva smesso di scrivere e chiamare. La telefonata di Gianluca aveva risolto in lei l’enigma della mia sparizione. Ma non ero come Copperfield, non avevo creato la scena della mia scomparsa. Ero scappato, fuggito ero sparito realmente. E credo ormai l’avesse capito. Chi scappa, del resto, non vuole essere trovato. E anche “Chi l’ha visto” mi lasciò in pace. Ma sapeva benissimo dove trovarmi.
Scesi dal taxi e salii in quella casa che ancora non aveva visto la mia faccia. Una faccia che non tradisce gioia per il ritorno. Mi feci una doccia, per ripulirmi dalla vacanza. E uscii per raggiungere un bar nella Milano azzittita dall’estate. E la gente cercava ristoro dal caldo nel locale di Pistone, ormai divenuto mio amico. Lo chiamavano così per la sua passione per le moto. Il bar non aveva molte pretese, ma era sempre pieno di gente. Lo sapevo sarebbe stato così, ma quella sera lo avrei preferito vuoto. Non era l’atmosfera giusta per bere del Whisky e fare la bella scena del deluso d’amore al bancone mentre il barrista asciuga i bicchieri. Volevo che il bar di Pistone fosse per me, come il Caffè Rick per Humphrey Bogart in Casablanca. O sedermi al bar e sentirmi un po’ Jack Torrance. – Salve Pistone, c’è poca gente stasera. – Lei ha ragione Mister Barca. Che cosa prende? – Una domanda molto azzeccata caro boy, perché si dà il caso, amico mio, che ho due pezzi da venti e due da dieci qui nel mio portafogli e temevo ci rimanessero fino all’aprile prossimo… E invece, a Milano a quell’ora si esce per l’aperitivo. Ed erano tutti lì, a cercare di mangiare il più possibile pagando il minimo. – Ciao Asdru, che ci fai qui, non eri in vacanza? – Si, ero! Hai usato il tempo giusto. – Ma Elena? – Lascia stare Pistone, poi te lo racconto, non mi va di star qui a far comizi sulla mia vita. – Che ti offro? – Cosa pago più che altro? – No, una persona con quella faccia che viene nel mio locale e si chiama Asdrubale, non paga caro mio. Dai, il solito Mojito con vodka? – Va benissimo, grazie. Intanto, il mio viso sembrava dovesse compensare l’allegria e i sorrisi che vedevo lì dentro. Li vedevo tutti felicemente accoppiati. Qualcuno a raccontare le vacanze già andate e altri a quelle che avrebbero fatto. Mentre io me ne stavo lì, accoppiato ad un Mojito. Lo bevvi come fosse aranciata e me ne andai.



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