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23° - Quella sera decise di dirmelo...

di Silvio Lorenzi (08/11/2006 - 11:01)

...del resto non ce la faceva più a tenerselo dentro. Per lei quello era il momento giusto. Il momento di troncare definitivamente con me. E poi quale posto e momento peggiore per dirmelo. Un locale squallido a Milano. Uno di quei locali sui barconi che galleggiano sopra la poca acqua del Naviglio. Ad avere fiumi di fantasia sembra di essere ad Amsterdam o a Venezia. Ed invece niente fantasia e così ci becchiamo quello squallore. Ordiniamo qualcosa e dopo il primo sorso lei parte con il monologo. E chi se lo aspettava. Li in quel momento. Dopo che avevamo passato tutta la mattina in giro per Milano felici a comprare le ultime cose per la nostra attesa vacanza.
E’ stato un po’ come quando qualche mese prima ero con mia madre al supermercato sotto casa sua a fare la spesa. E mentre si chiaccherava del mio lavoro, incrociamo una signora del nostro palazzo che salutiamo. E mia madre dopo due secondi all’improvviso se ne salta fuori con una frase tipo:  - Lo sai!? Quella era quella che tua padre si portava a letto. Era la sua amante. Per due secondi rimasi come bloccato e nonostante continuassi a camminare, il mio cervello era rimasto qualche passo più indietro. Guardai mia madre ma non dissi niente. Me lo voleva dire e basta. Cavoli quella signora era l’amate di mio padre. Pensai. L’avrò salutata mille volte e sempre in modo formale. Credo lei sapesse bene chi fossi. E lei chi era? L’amante di mio padre. Era la risposta. Continuai a parlare del mio lavoro cercando di non pensare alla frase di pochi secondi prima.
Così lei. Senza nessun avvertimento decide di lasciarmi. E come se fosse finito un periodo medio lungo. E’ un po’ come quando finisci il liceo e ti iscrivi all’università. Tac, di colpo cambia tutto. Il presente é l’università e il passato il liceo, il ricordo rimane ma solo quello. Ora sei presa da altri pensieri perché bisogna studiare per il primo esame. E di quello che é stato prima non te ne importa più niente. E così con me. Anche se avrei preferito che la bocciassero.
Felice é chi ama ciò che ha, diceva Sant’ Agostino. E chi non ha più niente? Chiedevo io. Di colpo il nulla più totale. Era come se la mia vita fosse caduta nell’inchiostro. Lei mi stava dicendo che le nostre vite avrebbero seguito binari diversi. Il treno ormai era perso. E lo vedevo andar via, lasciando orfani i binari sotto ai miei piedi. In zona, solo un capostazione ligio al dovere che non avrebbe attivato una scambio per farmi contento. E un macchinista che non si sarebbe fatto corrompere per invertire il senso di marcia. E mai uno sciopero, quando serve.

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